“Go With Me” di Daniel Afredson

Il thriller che non c'era

Venezia 72. Fuori Concorso
Lillian torna a vivere nella cittadina natia alla morte della madre. Lì si trova presto oggetto delle attenzioni non gradite di Blackway, un criminale senza scrupoli. Quando anche lo sceriffo si rifiuta di aiutarla per paura di ritorsioni, Lillian trova un aiuto inaspettato in Lester, un anziano taglialegna, e nel suo aiutante, Nate. I tre inizieranno un viaggio alla ricerca di Blackway, ognuno con i propri demoni da esorcizzare.

Guardando Go with me viene in mente l’espressione “trying too hard”: uno sforzo eccessivo che, invece di portare al risultato desiderato, rende ridicoli e inadeguati. Qui non arriviamo al punto di essere ridicoli ma l’intero film sembra che stia sforzandosi troppo: sforzandosi troppo di essere un crime thriller, di creare un cattivo iconico che rientri nella storia dei cattivi del cinema, nelle riprese di un ambiente ostile che rispecchi la drammaticità della storia, nell’intensità delle musiche che accompagnano ogni singolo passo dei protagonisti. La somma di tutti questi sforzi è un film che purtroppo ha solo parte della potenza e dell’inquietudine che avrebbe potuto trasmettere.

Uno dei grossi problemi è la delineazione del main villain, Ray Liotta: sappiamo che è incredibilmente cattivo perché ci viene raccontato. Per tutto il film la perversione di Blackway è narrata al passato, nei flashback dei personaggi o nelle loro chiacchierate, e la malvagità del personaggio è unicamente determinata dalla paura che incute nella gente. Il fatto che vivano in un paesino dove tutti conoscono tutti rende peraltro piuttosto ridicolo lo spiegone sotto forma di chiacchierata tra vecchi falegnami che si raccontano a vicenda le malefatte di Blackway.

Poi, intendiamoci, quando è in scena Ray Liotta è terrorizzante come solo Ray Liotta può essere, con quella luce di follia psicopatica negli occhi che ti fa temere possa impazzire da un momento all’altro (quella follia tipo “Buffo come?”). Ma il personaggio è incredibilmente limitato, totalmente monodimensionale e ci si domanda come sia possibile che un uomo solo, non legato ad alcuna organizzazione, possa tenere sotto scacco un’intera cittadina, sceriffo e forze di polizia comprese. Insomma, si vuole fare un avversario quasi soprannaturale nella sua potenza e malvagità che risulta, per l’appunto, troppo, e perde quindi di credibilità.

Lo stesso dicasi della caratterizzazione di Lester, un anziano dal passato apparentemente normale. La vita non è stata buona con lui: la moglie l’ha lasciato e sua figlia si è suicidata, probabilmente per un problema di droga. E all’improvviso si trasforma in una specie di giustiziere della notte e decide di affrontare il criminale più pericoloso della città (del mondo, dell’universo) senza battere ciglio e, soprattutto, senza mostrare il minimo cenno di paura. Se il soggetto dell’everyman che all’occasione diventa vigilante imbattibile è ben collaudato in vari film action, in questo caso particolare stona con l’idea di verosimiglianza del personaggio.

Per fortuna le interpretazioni di Liotta, di Hopkins, e anche di Julia Stiles e Alexander Ludwig (la cui interpretazione, dato il suo ruolo di balbuzienteparticolarmente introverso, avrebbe potuto con molta facilità diventare ridicola) sono incredibilmente posate: non sbavano di una virgola e non sfociano nel farsesco, e questo contribuisce a salvare, almeno in parte, il film.

Alfredson, di cui conosciamo le qualità per aver diretto i primi due capitoli norvegesi della trilogia Millennium di Stieg Larsson, in questo caso sembra non prendere una decisione chiara e propone un’opera che manca dei toni pesanti e silenziosi, per esempio quelli di Winter’s Bone, a cui chiaramente aspira, e al contempo è carente delle qualità action che potrebbero renderla un prodotto di intrattenimento come John Wick o The Equalizer.

Titolo originale: Go With Me
Interpreti: Anthony Hopkins, Ray Liotta, Julia Stiles, Alexander Ludwig
Genere: Drama, Thriller
Durata: 90′
Produzioni: Enderby Entertainment, Gotham Group