Qualunque altra cosa altra è meglio della realtà e qualunque realtà non sarà mai bella come un sogno ma nemmeno spaventosa come un incubo. Questi devono essere stati di pensieri dell’adolescente Jeanne (Clara Pacini), nel fuggire dalla casa famiglia dove vive dall’età di sei anni, quando la sua amata mamma le morì di overdose tra le braccia.
Siamo negli anni Settanta (la musica del patinoire è “It’s Five O’clock” degli Aphrodite’s Child del 1969), in una zona montana della Francia (anche se alcune riprese si son svolte in Alto Adige) e lei non è ha mai trovato genitori adottivi. È ormai la più adulta tra gli ospiti della casa, tutti ancora molto piccoli: tra questi Rose, una bambina che, sola tra gli abbandonati, vede in Jeanne l’unico punto di riferimento e rifugio: la ragazzina le racconta fiabe, la più amata è La Regina delle nevi (Hans Christian Andersen, 1844) . Quando Rose capisce che Jeanne presto se ne andrà, si fa promettere che ritornerà e le porterà qualcosa, proprio come accade nelle fiabe.

Nel suo vagabondare verso la città, Jeanne si imbatte per primo in una specie di Mangiafuoco che le offre una passaggio verso la città, a condizione di fare una piccola deviazione. Ma Jeanne, appena riesce, fugge e continua a camminare da sola, finché trova il patinoire dei suoi sogni. Trova anche i documenti di una giovane pattinatrice, molto capace ma piuttosto antipatica, una certa Bianca Ligorio (Valentina Vezzoso), e ne assume l’identità. Poi si imbatte in un set cinematografico, che (non sarà un caso?) è impegnato nelle riprese proprio della favola della Regine delle Nevi. Jeanne, facendosi chiamare Bianca e dichiarando 20 anni, riesce a entrare tra i figuranti e a farsi benvolere dalla protagonista Christina Von der Berg (Marion Cotillard) che, come la Regina del racconto di Andersen, è bizzosa, capricciosa e viziata. Cristina è un personaggio misterioso, davvero da fiaba, fin dal suo cognome (Von der Berg: del Monte) che sembra fatto apposta per interpretare quel ruolo.

E come nelle fiabe, questo viaggio di Jeanne/Bianca è una parabola della vita, della crescita e della maturità, con tutte le controverse, rischiose e drammatiche tappe che si devono affrontare. Tappe che, nel film, sono rappresentate con scene fantasiose, con continui colpi di scena, con un tono da thriller che fa continuamente accapponare la pelle ma che fa anche commuovere come giustamente deve fare una vera fiaba.
La regista Lucile Hadžihalilović, classe 1961, nata a Lione di origine bosniaca, con questo suo quinto lungometraggio, scritto da lei insieme con Geoff Cox, è in concorso alla 75° Berlinale, nel 2025, dove è stata insignita dell’Orso d’Argento per lo straordinario contributo artistico nella creatività dell’ambientazione.





















