Uno spettacolo scritto, recitato e cantato da donne, per riproporre in maniera originale, seducente e lieve la vita avventurosa ma non priva di sofferenze di una artista straordinaria: Sidonie Gabrielle Colette, meglio conosciuta come “Colette”, talentuosa scrittrice francese vissuta tra la fine del diciannovesimo secolo e la prima metà di quello appena passato
Con più di cinquanta romanzi e molte novelle, Colette ha incantato intere generazioni, raccontando storie di raffinato erotismo e di passione: donna dalle idee liberali e libertine in fatto di sesso, in una società dominata dagli uomini e incline allo scandalo, femminista ante litteram e per istinto.
Il testo di Valeria Moretti e Lucia Poli, essenziale, scorrevole, fresco, colto, ironico, mai retorico e irriverente, fa rivivere con esperta leggiadria un personaggio complesso, dalle molte sfaccettature. Andata sposa a vent’anni a Henri Gautier Villar, sotto lo pseudonimo di Willy pubblicò quattro romanzi che raccontano l’iniziazione all’amore di un’adolescente: la serie di “Claudine” , che ebbe subito successo, di cui il marito, facendosi passare per autore, si accaparrò soldi e merito. La scrittrice lo lascerà più tardi perché la tradiva. E dopo il divorzio si esibirà in pubblico come mimo e come ballerina in molti locali sino al famosissimo “Moulin rouge”, dove diede scandalo avendo come spalla in un ruolo maschile la marchesa di Belbeuf, che era sua amante; o quando nella pantomima chiamata La chair mostrò un seno nudo, autentico shock per quei tempi.
“Chanson Colette” fa rievocare al personaggio, che nel pieno della sua maturità conversa con una collega di quegli anni, l’esperienza giovanile del music-hall, le tournées in giro per la Francia, gli amori, i mariti, gli amici, i figli. Lucia Poli e Renata Zamengo – che interpretano l’una Colette e l’altra la compagna – sono straordinariamente all’altezza, agili, giovanili, disinvolte. Belle le musiche, sensuali i ritornelli così parigini, tratti essenziali di un’epoca, un costume, una vita: un quadro narrato in stile impressionista con accenni vivaci ed esaurienti.
Sullo sfondo sfilano le cartoline che Colette inviò alla madre ai primi del ‘900, telegrafico diario di bordo dell’apprendistato di donna autosufficiente. Le autrici evidenziano queste parole della scrittrice: “Il music hall in cui divenni mima, danzatrice e all’occorrenza anche attrice, fece di me una piccola commerciante onesta e dura, è un mestiere che anche la donna meno dotata impara in fretta quando la sua libertà e la vita ne dipendono…” Mettono in bocca all’artista veri aforismi: “Una donna deve lavorare il doppio per dimostrare che vale la metà di un uomo… ma per fortuna è così facile!”
E a questo punto scoppia un lungo applauso e il pubblico ride.
CHANSON COLETTE
Di Lucia Poli e Valeria Moretti
Con Lucia Poli e Renata Zamengo
Scene e costumi Tiziano Fario
Musiche Jacqueline Perrotin
Regia di Lucia Poli






