“CI SI MANGIA VIVI” DELLA COMPAGNIA TEATRO DELLE QUATTROEQUARANTOTTO

Lodovico Guenzi, autore e interprete, e Giulio Bonanni, regista, rileggono con gli occhi dei giovani d’oggi intense esperienze di vita vissuta da parte di un gruppo di loro coetanei nella Berlino divisa dal Muro degli anni Settanta e Ottanta.

La Germania era all’anno zero di Roberto Cecchinato

E’ raro capire l’importanza degli avvenimenti mentre si svolgono sotto i tuoi occhi. Vent’anni fa non si potevano avere dubbi: il comunismo reale stava ammainando la bandiera, settantadue anni dopo averla issata su Pietrogrado, durante la Rivoluzione d’Ottobre. Nel frattempo, da emblema di un’utopia quella bandiera si era trasformata in un muro di cemento, stile carcerario, lungo centosessanta chilometri. Il muro di Berlino non era soltanto chiusura militare e politica di una frontiera, ma simbolo della contrapposizione ideologica fra due mondi e terribile testimonianza di una inimicizia mortale.

Era letteralmente il recinto di un campo chiuso in se stesso per evadere dal quale si rischiava la vita.
Ore 22.15 del 9 novembre 1989: migliaia di berlinesi dell’Est attraversavano Check Point Charlie sancendo il crollo del Muro. Quel giorno segnava il culmine di una lunga serie di avvenimenti concatenati uno all’altro, ma benché fosse chiaro il significato essenziale, non era ancora misurabile l’ampiezza storica di quel che accadeva.

Ci si mangia vivi, della giovane compagnia Teatro delle Quattroequarantotto, ci riporta esattamente a questa dimensione. I tre interpreti, nati pochi anni prima della caduta, inconsapevoli spettatori della fine di un’era politico-culturale, hanno maturato, in questo loro progetto, l’esigenza di capire, studiare, raccontare, vivere la divisione della città, le speranze, i sogni, la costruzione e l’abbattimento degli ideali giovanili.
Gli avvenimenti storici, privati e collettivi, che hanno coinvolto i berlinesi durante i vent’otto anni della divisione, vengono raccontati con un lirismo e una poetica fresca, giovane, riconducibile ad un certo teatro contemporaneo in cui l’attenzione non viene posta sulla linearità della narrazione storica, ma sulla forza del testo e delle capacità attoriali.

Il racconto avviene in maniera spezzettata, estemporanea, a volte di difficile comprensione. Qual è l’inizio? Qual è la fine della storia? Chi cresce? Chi non è mai esistito? E’ tutto voluto.
I tre personaggi sembrano rincorrersi sulla scena, si sostengono a vicenda nelle difficoltà, si confrontano sulla vita, gli amori, le solitudini personali, in un legame fortissimo, amplificato dall’ottima interpretazione dei tre protagonisti.
Ci si mangia vivi compie un’attenta indagine di un periodo storico i cui gusti, le mode, l’immaginario collettivo, i suoni e i profumi d’ambiente hanno caratterizzato un’epoca in grado di influenzare i destini del mondo intero.
Il passato è parte di un’esistenza lontana il cui ricordo, sempre più vago, serve a difendersi quando il presente diventa difficile.
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Berlino negli anni che precedono la caduta del Muro di Giuseppe Barbanti

Con “Ci si mangia vivi”, spettacolo inaugurale della sezione “Specie Protetta- Drammattori”della Stagione di Teatro Contemporaneo, il Teatro delle QuattroeQuarantotto di Udine, formato da un gruppo di giovani diplomati dell’Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe”, è tornato al Teatro Aurora di Marghera ad un anno di distanza dalla replica di “Ad altezza d’uomo”, la messa in scena ispirata da un fatto di cronaca, l’uccisione da parte di un agente di un tifoso ad un autogrill.

Un altro avvenimento della contemporaneità, la caduta del muro di Berlino, è al centro di questo allestimento: i 28 anni che hanno visto la divisione della città tedesca, con conseguenze dirompenti sulla vita dei suoi cittadini, come testimonia anche l’episodio specificamente evocato nella pièce, vengono affrontati nella prospettiva del “come eravamo”. A tappe si comincia dal 1979, nel segno di un minimalismo che rinuncia persino ad ogni elemento scenografico (c’è sul palco solo una mangia cassette, che inonda la sala di musica leggera), viene ripercorso in una successione di quadri- drammaturgia di Lodovico Guenzi, pure interprete assieme a Fabrizia Boffelli e Natalie Fella -il quotidiano di un gruppo di adolescenti cresciuti sotto le torrette di controllo della Volkspolizei. Nonostante questo pesante condizionamento, essi diventano giovani.

L’obiettivo è ambizioso: rileggere il vissuto di quegli anni, trascorsi nel segno di questa presenza incombente e tuttavia ovviamente segnati dal nascere e dissolversi di legami di amicizia e sentimentali, da scontri con le famiglie. L’operazione ha un suo segreto fascino: impegnare tre giovani attori italiani – che di questa vicenda hanno solo sentito parlare – nella ricostruzione di un universo di stati d’animo, del tutto estranei alla loro esperienza ed a quella dei cittadini del nostro paese, che acquistano un diverso senso compiuto solo a seguito di ciò che li aspetta, la nascita di una nuova Berlino unita. Il regista Giuliano Bonanni si muove sulla drammaturgia, volutamente frammentata, di Guenzi, guidando con esiti convincenti i bravi interpreti nello scavo di una emotività segnata da sin troppo ovvie intemperanze giovanili.
Applausi, due chiamate.

CI SI MANGIA VIVI
di Lodovico Guenzi
con Fabrizia Boffelli, Natalie Fella, Lodovico Guenzi
regia Giuliano Bonanni
durata 1 h 20 minuti
Teatro Aurora di Marghera
www.questanave.com