Il film Lost in Beijing è stato vietato dal governo cinese e ritirato da tutte le sale nonostante il buon successo di pubblico. Il film aveva già subito tagli prima di poter uscire sul grande schermo. La giovane regista Li Yu è stata messa all’indice per i prossimi due anni. Il film, che presenta le durissime condizioni in cui vivono gli immigrati a Pechino, è considerato un cattivo biglietto da visita dal regime, in vista soprattutto dell’appuntamento olimpico della prossima estate.
Per lo stesso motivo il governo si era mostrato contrario alla presentazione della pellicola allo scorso Festival di Berlino, dove comunque l’opera era stata regolarmente proiettata, perlopiù incensurata. Successivamente sono stati tagliati quindici minuti – ora segue questo duro provvedimento.
Il film racconta di una povera coppia del nordest cinese, Liu Pingguo e An Kun, che si trasferisce a Pechino in cerca di fortuna. Pingguo trova lavoro come massaggiatrice e Kun come lavavetri, ma la donna subisce violenza da parte del datore di lavoro sotto gli occhi del marito, che tra l’altro accusa la consorte di infedeltà.




















