mercoledì, Luglio 29, 2026
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Cristina Comencini racconta il suo “Latin Lover”

Le donne e il mito

Abbiamo incontrato la regista e sceneggiatrice Cristina Comencini in occasione dell’uscita di Latin Lover, intima e brillante commedia sul mistero struggente di un attore, Saverio Crispo, e sulle donne che lui non ha mai capito, ma che “hanno sempre pensato tanto a lui”.

Com’è nato questo film?

“L’idea nasce dalla voglia di raccontare una relazione tra una figlia, una donna, una moglie con il mito di un uomo. Io e Giulia Calenda, che ha scritto con me il film, abbiamo impiegato nove stesure prima di definire ogni personaggio”.

Il mito in questione è un grande attore. Perché ha scelto questa professione per il suo Latin Lover?

“Abbiamo voluto mischiare questa relazione universalmente complicata tra uomo, amato, ex e cinema, ossia la lontananza che genera lo schermo. E poi abbiamo deciso di svilupparlo in una commedia, perché l’idea di fondo era suscitare quell’idea di libertà tipica del cinema”.

Saverio Crispo racchiude in sè tantissimi attori del cinema italiano degli anni 50, 60 e 70…

“Un cinema che non c’è più. Tutto il mondo del cinema arriva da film italiani di quel periodo. Ci siamo divertiti a lanciare tutte quelle citazioni, sperando di divertire il pubblico a riconoscere attori e film. Ma non si può vivere di ricordi. Latin Lover non è assolutamente un film nostalgico. Volevamo dare il senso di libertà di quell’epoca, dove si facevano i film che si volevano, dove si era liberi di cambiare e di rischiare, senza preoccuparsi. E ci siamo concentrati sui fuoriscena di quel grande cinema. Saverio fa parte di quel cinema mitico che volevo omaggiare”.

Mogli e figlie sono dipendenti dalla figura del mito. Quando scoprono l’amato o il padre come uomo e non come mito, inizia la loro catarsi… E sono finalmente se stesse?

“Essere se stesse vuol dire non far dipendere la propria vita da un uomo.
Per le donne in genere il padre è un mito, noi abbiamo cercato di dare l’idea di un divo, ma anche di un padre un po’ sconosciuto, un po’ sfuggente, di cui si è innamorate e di cui bisogna liberarsi.
_ Miranda Peredes nel film cita Bette Davis in Eva Contro Eva “senza un uomo non si è donna”, ma lei ha capito che ora anche se sta male ed è senza uomo finalmente si sente sè stessa. E così mentre il mito inizia a sgretolarsi, mentre queste donne vedono l’uomo e non più l’attore, mentre lo ridimensionano, diventano grandi nelle loro vite. E comunque vorrei precisare che non è un film al femminile, non mi piace come espressione. Perché nei western nessuno dice che sono film molto al maschile. Questo è “solo” un film. Ma so che ci vorrà del tempo”.

Lei ha dedicato questo film a Virna Lisi, che è a dir poco magnifica, splendida in questo ruolo.

“Virna Lisi mi manca moltissimo. Nei film che abbiamo girato insieme ho proiettato su di lei il ruolo di madre. Qui è la madre italiana con la volontà granitica di tenere unita la famiglia”.