“EL LAPIZ DEL CARPINTERO” di Antòn Reixa

Una storia d'amore e d'impegno politico dal messaggio antimilitare a anticlericale.

Il regista e interprete di numerosi film per la televisione spagnola, Anton Reixa approda alla regia cinematografica con il lungometraggio “El lapiz del carpintero”, opera ispirata all’omonimo romanzo best seller di Manuel Rivas.

In Galizia nel 1936, Daniel de Barca (Tristan Ulloa, protagonista del recente “Lucia y el sexo”), un giovane dottore di origine messicana, impegnato politicamente nelle file dei repubblicani, è innamorato di Marisa Mallo (Maria Adanez), una giovane ragazza di famiglia abbiente che ricambia il suo amore. Ma il colpo di stato di Francisco Franco e la successiva incarcerazione del giovane dividono i due innamorati che dovranno lottare a lungo per poter coronare il loro sogno di vivere assieme.

Ciò che viene messo in scena è una doppia storia d’amore: da un lato vi è il legame sentimentale tra i due innamorati, ostacolati dal padre della ragazza, un opportunista reazionario che si oppone al loro amore e non vuole avere nulla a che fare con i comunisti; il secondo filo narrativo riguarda, invece, la storia di un amore ben più grande: la passione e la fede politica del giovane medico che lotta contro il regime incitando alla resistenza i suoi compagni di carcere. In prigione, infatti, De Barca diventa un leader e spinge i suoi compagni di sventura a resistere e farsi forza di fronte alle ingiustizie dell’esercito fascista. In una delle scene più significative del film, in carcere, durante la messa, Daniel riesce a far alzare -in risposta alla predica franchista del prete- il grido “Spagna libera!”. Ma è soprattutto attraverso la forza dell’immaginazione e del sogno che Daniel spinge i suoi compagni a resistere; ed è proprio in questi momenti che la musica entra con enfasi nel film attraverso canzoni che ricordano la vittoria del Fronte Popolare del 1936 e che accentuano la possibilità reale e non solo sognata di una Spagna libera e democratica. Le musiche che sottolineano i momenti più toccanti e commoventi del film sono di Lucio Godoy, autore anche della colonna sonora del recente melodramma italiano “Non ti muovere” di Sergio Castellitto.

A legare idealmente le due passioni di Daniel vi sono due oggetti altamente simbolici: un foulard rosso indossato costantemente della fidanza e una matita (sempre rossa) di un falegname, compagno di carcere di Daniel. La matita però, dopo la fucilazione del falegname, passa nelle mani di Herbal (Luis Tosar, conosciuto in Italia dopo l’interpretazione in “I lunedì al Sole”), una delle guardie del carcere. E’ attraverso il suo punto di vista che osserviamo la storia d’amore della giovane coppia ed è attraverso il suo sguardo ossessivo e le sue espressione facciali che capiamo il conflitto interiore che vive questo personaggio. E’ lui che, senza che la coppia ne sia mai consapevole, gioca un ruolo fondamentale nella loro vicenda e che, opponendosi a suo cognato, il più sanguinario dei miliari, fa ritardare la fucilazione di Daniel per evitare il conseguente dolore di Marisa. E’ lui il vero protagonista della storia ed è su di lui che il regista si sofferma maggiormente approfondendo il suo stato psicologico, attraverso l’utilizzo di una serie di flashback minori (inclusi nel flashback generale) che mostrano Herbal da ragazzino. Questi flashback adolescenziali sono caratterizzati da una fotografia onirica e antinaturalista in opposizione al resto del film realista e dominato da colori vivi e intensi che ricordano i quadri di Goya. Ed è proprio dall’ultimo flashback, quello dell’incontro di Herbal-bambino con una bambina, che tutto ha inizio e tutto ha una spiegazione…

Anton Reixa alla sua opera prima, porta sugli schermi un film che, nonostante i limiti di una regia semplice e piatta (molto televisiva) ha con sé un forte messaggio politico. E’ chiaro, quindi, che la vicenda sentimentale di Daniel e Marisa, è metafora di un’intera nazione che lotta per ottenere la propria libertà. Il messaggio si rafforza di valore, visto che tutta la storia è rivissuta nel ricordo di un vecchio militare fascista. Il suo è un viaggio nella memoria, un viaggio per raggiungere quella consapevolezza della propria vita che non ha mai avuto, un viaggio che non è altro che un esame di coscienza. E non possono non venire in mente le parole ripetute più volte da Daniel ai suoi compagni carcerati: No hay peor enfermedad que la suspensión de la conciencia ( Non c’è malattia peggiore che la sospensione della consapevolezza).

Regia: Antòn Reixa
Soggetto: dall’omonimo romanzo di Manuer Rivas
Sceneggiatura: Xose Morais, Antòn Reixa
Fotografia: Andreu Rebès
Musiche: Lucio Godoy
Intepreti: Tristàn Ulloa, Luis Tosar, Maria Adànez