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“Il Baciamano all’Argot”

Baciamano

Immaginate una popolana la cui famiglia è afflitta dalla fame, cui sia stato affidato dal marito il compito di preparare il pranzo mettendo in pentola un Giacobino (nobile intellettuale della Rivoluzione Partenopea)… Immaginate un Giacobino cui toccherà di finire in brodo come un cappone, o allo spiedo, o… Immaginate che tra questa “lazzara”, incattivita da un’esistenza fatta di miseria e violenze, e il gentiluomo, idealista e perciò tipico esponente del partito in disgrazia, nasca un dialogo in apparenza impossibile…

La storia è ambientata a Napoli nel 1799, quando per le vie della città dominate dal caos e dalla follia la reazione borbonica, appoggiata dai “lazzari”, spegne nel sangue e nella barbarie la disperata resistenza della Repubblica Partenopea.
La trama, pure suggerita da eventi e vicende suffragate da “vero storico”, scavalca i limiti dell’etica comune per consegnare l’evento a un ambito d’incredulo stupore, dove l’efferatezza del gesto sfugge alla consuetudine dei percorsi quotidiani e ritaglia ambiti rubati a certo immaginario delle letterature “noir”, lividi paesaggi dove la soglia fra umano e bestiale è tanto labile da consentire sconfinamenti. Le allusioni richiamate dal testo riportano inoltre a certe affermazioni sull’essere e sulle conseguenti relazioni nel sociale, e suggeriscono un versante interpretativo che vada oltre il gioco fine a sé stesso.
Quella che potrebbe apparire come un’operina minore si rivela di fatto una macchina teatrale di pregio, che offre spunti d’interesse al lavoro degli attori. La scommessa è nel ritmo serrato dello sviluppo narrativo, nella presenza a tutto tondo dei personaggi che invitano a una prova d’impegnativa adesione.

dalla rassegna stampa

…seduzione per piccoli gesti improvvisi, è alla Galleria Toledo “Il Baciamano” deliziosa, rapida piéce di Manlio Santarelli e messa in scena da Laura Angiulli. Gioco bizzarro di sentimenti e sopraffazioni, racconto di fatti orrendissimi di cannibalismo forse consumato dal popolo affamato ai danni dei giacobini in una Napoli infervorata dai furori della Rivoluzione Partenopea. Il tutto è affidato ad una coppia di attori davvero felice, capaci di mettere insieme, in un ritmo rapidissimo e coinvolgente, gesti irresistibilmente comici e brividi d’angoscia…
risultato pregevole e convinti applausi alla prima.
La Repubblica, 20 ottobre 2001, Giulio Baffi

Agile e rapido come un saltimbanco da circo e ritmico come un video-clip, “Il Baciamano”, presentato da Laura Angiulli per inaugurare la stagione del suo teatro, ha colpito per la straordinaria immediatezza. L’atto unico scritto da Manlio Santarelli, e visto a Galleria Toledo, si è giovato infatti di una regia che ha accentuato il passo del dialogo, sottolineandone nel finale gli aspetti più drammatici. In scena, infatti, la paradossale vicenda, portata ai limiti della surrealtà, di una giovane popolana sanfedista e di un borghese giacobino, ai tempi della Rivoluzione partenopea del 1799.
Ma l’autore immagina l’incontro fra l’uomo, legato come un capretto, e la donna, pronta a sacrificarlo davanti ad un pentolone…
…Nel monologo d’apertura in cui Alessandra D’Elia mostra subito di essere perfettamente in ruolo e di voler dare la sua migliore prova d’attrice, la donna sospira sognando carrozze e principi, belletti e balli a Palazzo. Una sorta di Cenerentola abbruttita dalla propria condizione di subalternità sociale e sessuale. ..
Corriere del Mezzogiorno, 20 ottobre 2001, Stefano de Stefano

La forza di un gesto semplice, quale può essere un baciamano, che scarica un atensione sensuale che può valere il riscatto da un avita misera. E’ questo, in buona sostanza, il fulcro de “Il Baciamano” appunto,
scritto da Manlio Santarelli, diretto da Laura Angiulli ed interpretato in maniera straordinaria da Alessandra D’Elia…
…Uno spettacolo strano, che ha ammaliato la sala e garantito un’ora di grande teatro.
Cronache di Napoli, 20 ottobre 2001, Alessandro Maria Esposito