“Il castello errante di Howl” di Hayao Miyazaki

Torna la magia del Maestro

Concorso
Miyazaki ci regala l’ennsima emozione, e per questo lo ringraziamo; magari non raggiunge le vette dei suoi migliori lavori, e perde per strada qualcosa nel finale di questa sua ultima fatica; ma azzardando un paragone da triplo salto mortale carpiato ritornato coefficiente 2.5, si può affermare che il lavoro meno riuscito della carriera di Myiazaki-san in Italia ce lo scordiamo proprio..

In una fantasiosa Inghilterra del 19° secolo Sophie, una diciottenne con qualche problemino con l’ autostima, mantiene la volontà del padre scomparso portando avanti il piccolo negozio di cappelli nella parte più popolare della sconosciuta cittadina in cui vive. La sua vita procede monotona fino al casuale incontro con la bruttissima strega delle lande desolate che, con il pretesto di dover mandare un messaggio al giovane ed avvenente mago Howl, di cui è follemente innamorata, trasforma Sophie in una vecchia non dandole la possibilità di parlare del sortilegio subìto con nessuno. La giovane non più giovane è quindi costretta a cercare il castello errante del mago Howl, essendo l’ unico mago di cui ella sia a conoscenza, per potersi liberare dell’ incantesimo. Trovato il castello, si farà assumere a forza come domestica venendo a conoscenza dei vari personaggi che lo popolano, tanto strani quanto simpatici; con loro vivrà un’ avventura entusiasmante che la porterà a credere in se stessa, a sconfiggere l’ incantesimo e a trovare l’ amore.

Miyazaki ci regala l’ ennesimo saggio di bravura, trasportando sullo schermo il bel romanzo di Diana Wynne Jones con delle immagini talmente evocative, ben studiate e suggestive da far accapponare la pelle in molte situazioni. L’immaginifica capacità di evocare visioni totalmente inimmaginabili per un essere umano cerebralmente normotipo, pone l’ immaginazione di questo piccolo uomo giapponese a livelli irraggiungibili. In una sola frase ho dovuto usare per tre volte derivati della parola “immagine” perché di questo si tratta; questo tipo di visionarietà, usata al servizio della storia e non fine a se stessa, non ha precedenti nella storia dell’ anime o del cartoon moderno e nella cara vecchia pellicola ha come unica compagna probabilmente solo quella di Tim Burton.

Chi giustamente obbietta che questa qualità debba essere peculiare in un cartoonist ha completamente ragione, ma non ha mai visto un film di Miyazaki, non ha mai assaporato la poeticità delle sue immagini, non si è mai perso nelle splendide rappresentazioni dell’ inconscio umano che puntualmente ci regala, non è mai saltato per due ore in un mondo che non ci appartiene ma che vorremo fare nostro perché in quel mondo esiste ancora la fantasia, esiste ancora l’ amore, la lealtà, l’ immaginazione, la poesia, il contatto con la natura; un mondo dove una regina fa cessare la guerra per la ragione più stupida, più semplice, l’unica ragione che deve essere presa in considerazione: perché la guerra è una cosa idiota. Non si tratta di rifiutare la realtà in cui viviamo,o di negarla come tale, si tratta bensì di un’ evasione; un po’ nostalgica forse, autolesionista di certo, ma talmente piacevole da risultare indispensabile. Grazie Hayao Miyazaki, grazie delle emozioni, delle vibrazioni di empatia che ogni volta ci offri. Ma la prossima volta fatti trovare in sala, ci sono migliaia di sciocchi sognatori come me che vogliono stringerti la mano e dirti “arigato” per il regalo che ci hai fatto.Forse il miglior film visto a Venezia fino a questo punto.

Titolo originale: Hauru no ugoku shiro
Nazione: Giappone
Anno: 2004
Genere: Animazione, Fantasia
Durata: 119′
Regia: Hayao Miyazaki
Sito ufficiale: www.howl-movie.com
Voci: Chieko Baisho, Takuya Kimura, Akihiko Miwa, Christian Bale
Produzione: Rick Dempsey, Ned Lott, Toshio Suzuki
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: Venezia 2004
09 Settembre 2005 (cinema)