lunedì, Luglio 27, 2026
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“LA SPOSA PERSIANA” di CARLO GOLDONI

Giancarlo Marinelli porta in scena la sua riscrittura dell’ opera più esotica del repertorio goldoniano

Domenica 22 luglio, sul palco del Teatro alle Tese, il giovane regista cinematografico e teatrale, meglio conosciuto per la sua produzione narrativa (vedi TI LASCIO IL MEGLIO DI ME, finalista allo scorso Premio Campiello, edito dalla Bompiani) propone la rilettura della famosa opera del commediografo veneziano.

GOLDONI E IL TEATRO NUOVO è il festival che Maurizio Scaparro ha ideato per 39. FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL TEATRO della BIENNALE DI VENEZIA, che si basa sull’incontro tra classico e contemporaneo, favorendo quindi la libera rilettura drammaturgia o registica dei testi goldoniani.

Il lavoro portato in scena ieri sera da Giancarlo Marinelli era sicuramente uno degli spettacoli più attesi, per diversi motivi. Innanzitutto per l’origine veneta che accomuna il commediografo settecentesco e il giovane regista vicentino, ma attualmente residente ad Este. In secondo luogo perché LA SPOSA PERSIANA è una delle commedie goldoniane più “anomale”. Questa infatti presenta toni più tragici rispetto a tante altre della sua vasta produzione, cosa che Marinelli ha provveduto ad enfatizzare notevolmente, portando il coinvolgimento emotivo a raggiungere livelli estremi.

La tragicommedia non s’inserisce nella tradizione consueta goldoniana anche per il suo proposito di focalizzare l’ attenzione sulla condizione femminile, in particolare in un’ ambiente esotico, quale quello persiano, cosa che si propone come collegamento per offrire uno spunto di riflessione per tematiche attuali. E’ questo uno dei punti di forza che Marinelli ha saputo sfruttare per creare il forte trasporto emotivo. La donna, per amore dell’uomo o di patria, è schiava o per condizione o per amore, al punto di sacrificare sé stessa e di essere messa in croce. Mozzafiato è stata infatti la scena finale della crocifissione di Fatima, che rielabora le ultime parole di Cristo, gridando l’invito alle donne a non sacrificare tutte loro stesse, per amore degli uomini, che spesso non son degni di perdono, anche se non sanno quello che fanno.

Risulta evidente come in questa piece teatrale, Goldoni porti avanti la sua riluttanza per i canovacci della commedia dell’arte e non sia ricorso all’ improvvisazione che la caratterizzava. Nonostante questa fondamentale coerenza, non si ritrovano caratteristiche fondamentali della sua precedente produzione. In primo luogo, infatti, l’ambientazione è molto differente: non è più incentrata sull’intricato garbuglio di calli, campi e campielli o delle viuzze parigine, bensì sull’atipico scenario si scontro tra cristiani e persiani, cosa che riconduce nuovamente ad un collegamento coi tempi moderni. In secondo luogo i protagonisti non sono più nobili, borghesi e servi della tradizione occidentale, ma individui tipici di quella mediorientale: signori di popoli, con figli viziati o da vendere come merce di scambio e gli harem di schiave e concubine.
I vecchio padre di Tamas, Machmud, col suo carattere autoritario, è forse l’unica figura che può essere ricondotta ad una forma stereotipata goldoniana.

Il giovane Tamas si presenta con tratti molto contemporanei: anfibi, maglietta attillata senza maniche e capelli a spazzola, assumendo gli atteggiamenti arroganti, presuntuosi e l’amore per le armi, presentate nella forma di attualissimi mitra.

Figura molto simpatica e in molti momenti comica è quella della capo serva-concubina anziana: Curcuma. Il suo atteggiamento ironico, furbesco e a tratti irriverenti la rendono una Anna Teresa Rossini irresistibile.

Debora Caprioglio sembra nata per vestire i panni della serva prediletta di Tamas. Il suo modo di fare “panterino”, viziato, capriccioso e seducente la rendono un personaggio frizzante, che assume poi, però sfumature molto femminili e caritatevoli, verso il finale.

Silvia Siravo è la protagonista indiscussa del trasporto emotivo creato dalla riscrittura di Marinelli. La sua interpretazione di Fatima è davvero magistrale in tutte le sue parti: dall’ incredibile resa del delirio seguito alle finte percosse, alla confessione dell’amore per Tamas fin dalla giovane età. Come già detto, rimane indescrivibile l’efficacia della scena finale della sua crocifissione.