“MADE IN AMERICA” di STACY PERALTA

Dieta di odio a South Los Angeles

Lo stato delle cose
A poche miglia dalla glamorous Hollywood e dalle spiagge dei surfisti di Santa Monica, un reticolo di strade e case fatiscenti sono il paesaggio urbano in cui nascono e prosperano le due gang afroamericane dei Crips e dei Bloods che si sono spartite, a partire dagli Anni Sessanta, il territorio di Los Angeles South Central. Qui oltre quindicimila persone sono state assassinate negli ultimi trent’anni, in un bollettino di guerra che vede tra le vittime soprattutto adolescenti. Stacy Peralta si riconferma attento e rigoroso osservatore dei movimenti e dei fenomeni giovanili.

Los Angeles è capovolta, i grattacieli sono a testa in giù. La macchina da presa atterra a Los Angeles South dopo un giro di 180 gradi e catapulta lo spettatore nella città degli anni Sessanta. Sono le prime immagini del nuovo documentario di Stacy Peralta Made in America, presentato al Torino Film Festival nella sezione “Lo stato delle cose”, dedicata quest’anno alla politica.

Le gang giovanili non sono negli States, e a Los Angeles in particolare, un fenomeno recente: la storia dei Crips e dei Bloods inizia negli anni Sessanta, si mescola alle rivolte razziali del 1965 e del 1992, momenti di guerriglia urbana violenti e distruttivi che hanno lasciato sull’asfalto vittime per lo più adolescenti. In questi suburbs, nella città natale del regista, regnano povertà e violenza. Ogni strada segna un confine invisible ma ben noto ai membri delle gang. Superare quei confini significa “sapere a cosa si va incontro”. Quasi sempre a una raffica di proiettili.

Peralta parte dalle origini del fenomeno, intervista membri delle gang, storici, educatori, famigliari per cercare di comprendere e far comprendere un fenomeno che da oltre quarant’anni è diventato parte integrante della vita da queste parti, ma è spesso sottovalutato o semplicemente ignorato dall’opinione pubblica americana. Ma sarebbe così se i protagonisti fossero “wasp” e non afroamericani e vivessero in una gradevole zona residenziale anzichè nei sobborghi poveri di Los Angeles?

Made in America è il terzo documentario di un autore capace di raccontare e descrivere la realtà facendo alternare alle voci dei protagonisti una enorme quantità di filmati di repertorio, con un lavoro di ricerca e documentazione meticoloso e minuzioso. Operazione già eseguita con i suoi precedenti documentari arrivati anche in Italia: Dogtown and the Z Boys (premiato al Sundance Film Festival), dedicato al mondo degli skater di cui Peralta ha fatto parte negli anni Settanta, e Riding Giants, in cui i più famosi campioni di surf raccontano la spasmodica ricerca di un “onda” da cavalcare.

Le voci di ex “gangsta” ormai imbolsiti e dei giovani di oggi, induriti da un’infanzia passata nelle strade, lasciano spazio anche alle lacrime delle madri che seppelliscono i figli di padri sconosciuti, ragazzi sbandati per i quali la gang è il surrogato di una famiglia inesistente o disgregata. Giovani soldati di un esercito fatto di regole ferree e non scritte che si muovono e parlano di fronte alla telecamera impugnando armi automatiche.

Voce narrante di Forest Whitaker, strepitosa colonna sonora a base di rap. Titoli di coda che si alternano alle immagini di ex membri di gang oggi impegnati con associazioni nate per contenere e arginare il problema.
Problema non così lontano dalla nostra realtà, dal momento che il fenomeno delle bande comincia a fare capolino anche nella vecchia Europa e l’Italia non fa eccezione. Sottovalutare i fatti narrati da Peralta come se non ci riguardassero sarebbe un grave errore.

MADE IN AMERICA
Regia: Stacy Peralta
Soggetto: Stacy Peralta, Sam George
Voce narrante: Forest Whitaker
Nazione: Usa
Durata: 105 minuti
Produzione: Verso Entertainment, Balance Vector Productions
Data di uscita in Italia: in attesa di distribuzione