Piazza Grande
In questo lungometraggio spettacolare, purtroppo, una bellissima pagina dell’alpinismo mondiale, il tentativo di scalata dell’Eiger da parte dei militari Toni Kurz (Benno Fürmann) e Andi Hinterstoisser (Florian Lukas), viene raccontata con superficialità, senza poesia e con l’aggiunta di ricostruzioni troppo forzate.
Lo stesso regista, in conferenza stampa, ammette di aver romanzato la vicenda ampliando la storia d’amore tra Toni e Luise (Johanna Wokalek): “Non volevamo deprimere troppo il pubblico e questo modello ‘Titanic’ ci ha aiutati”.
Allora, se non si voleva un dramma, forse, non andava raccontata la vicenda di due ragazzi che nell’estate del 1936, per ragioni diverse, decidono di arrivare per primi dove l’uomo non è mai stato: Toni e Andi, con i rivali e poi amici Edi Rainer e Willy Angerer, sfidano la parete Nord dell’Eiger, ma la montagna e le forze della natura renderanno impossibile l’ascesa.
Poi a stonare sono le ricostruzioni. Fa molta impressione sentire dell’uso di tre montagne diverse per le riprese dell’ascesa, di scene girate sul ghiacciaio utilizzando solo una camera a mano, dell’uso di un collage di immagini di tempeste mostrate in documentari e la ricostruzione in studio (riconoscibilissime durante la proiezione) di alcune scene.
Lodevoli tuttavia tutti gli aspetti politici e sociali della pellicola. In fondo i protagonisti sono due soldati del Terzo Reich che salutano gli alti commilitoni dicendo “Salut”, disapprovando il “braccio teso”, che sono vittime della logica aberrante di quella macchina che mette a repentaglio la vita di esseri umani e poi si impadronisce delle vittorie altrui. Cinismo e determinazione aberranti.
_ L’aspetto sociale: due ragazzi poveri che affrontavano la montagna esclusiva, dagli anni ’10, della sola aristocrazia, che affrontava le arrampicate avvalendosi dell’aiuto delle guide alpine.
Per non dimenticare l’aspetto del voyeurismo, il denunciare come, soprattutto per la conformazione concava di quella montagna, l’ascesa fosse uno spettacolo che tutti potevano seguire dalla valle, con i cannocchiali puntati alla montagna: “E’ una parafrasi del mondo moderno – precisa il regista – che gode nel vedere la tragedia che colpisce gli altri”. E il personaggio di Arau, un collega di Luise, fedele nazionalsocialista, riesce a condensarli tutti.
In ogni caso crediamo alla buonafede degli attori e del regista (al suo secondo lungometraggio), che hanno lavorato sulle montagne per un anno alla preparazione del film (anche perché molti digiuni di quel mondo) ma, per quanto gli attori abbiamo affinato la tecnica dell’arrampicata, nel loro modo di guardare la montagna non c’è agonismo (in fondo se avessero raggiunto la vetta, Toni e Andi avrebbero guadagnato la medaglia olimpica) e non c’è poesia, non c’è la forza di questo sport, lo studiare la roccia: ci sono decine di linee ‘invisibili’ tracciate e si può spesso deviare traiettoria per raggiungere la ‘vetta’.
Titolo originale: Nordwand
Nazione: Germania, Austria, Svizzera
Anno: 2008
Genere: Avventura, Drammatico
Durata: 121′
Regia: Philipp Stölzl
Sito ufficiale: www.nordwand-film.de
Cast: Benno Fürmann, Johanna Wokalek, Florian Lukas, Simon Schwarz, Georg Friedrich, Ulrich Tukur, Erwin Steinhauer, Petra Morzé, Hanspeter Müller, Branko SamarovskiProduzione: Dor Film, West Production
Distribuzione: Archibald Enterprise Film
Data di uscita: 27 Agosto 2010 (cinema)
Foto a cura di Valentina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com






