Dopo il Popolo dell’erba (Microcosmos) e quello Migratore, arrivano sul grande schermo gli abitanti delle profondità marine
Se qualcuno ancora pensa che il territorio privilegiato del documentario sia la televisione, non gli ci vorrà molto a ricredersi guardando “Profondo Blu”. La reazione scatenata dal cosiddetto “Effetto Moore” ha portato ad un’intelligente moltiplicazione delle produzioni documentarie per il cinema (anche se in particolare di argomento politico) ma, parallelamente, ha permesso anche un’apertura orizzontale verso molti generi di pellicole non-fiction.
Così, mentre uno sguardo tradizionale sul mondo animale domina tutt’ora i palinsesti catodici pomeridiani e serali, da Geo&Geo a Super Quark, al cinema assistiamo alla proliferazione di opere che vedono per protagonisti gli stessi “attori”, ma che trovano una nuova dimensione e nuove prospettive visive attraverso il mezzo cinematografico.
Se sul piccolo schermo le abitudini predatorie, per esempio dell’orso bianco, suscitano per lo più curiosità, nel buio della sala le zampate del gigantesco e candido carnivoro riescono ad identificare qualcosa di più complesso. Non emerge solo la tecnica di caccia del grosso mammifero o le sue abitudini alimentari, bensì si riesce a ricostruire l’universo che circonda l’atto necessario della ricerca del cibo. E così per ogni genere di protagonista dell’ecosistema marino ed oceanico. Dai tuffi idrodinamici degli albatros alle emersioni altrettanto fulminee dei pinguini imperiali, dalla lucentezza del dorso dei marlin agli organizzatissimi branchi di orche assassine, tutto nasconde un motivo di sopravvivenza.
Ogni immagine in “Profondo Blu” suggerisce quel che si cela dietro la vita del predatore, il suo rapporto con la preda che, a sua volta, diventa cacciatore di una specie posta su di un gradino più basso della catena alimentare, nell’alternarsi dei ritmi circadiani dell’esistenza. Quello che i due registi hanno voluto mostrare, sulle piacevoli note composte da George Fenton (pluricandidato agli Oscar) ed eseguite dall’Orchestra Filarmonica di Berlino, è proprio questo infinito ritmo biologico (elemento umano permettendo) che si ripete dalla notte dei tempi negli abissi e sulle superfici marine che occupano i due terzi del pianeta Terra, e che sono stati testimoni della nascita della vita.
Titolo originale: Deep Blue
Nazione: Regno Unito, Germania
Anno: 2003
Genere: Documentario
Durata: 90′
Regia: Alastair Fothergill, Andy Byatt
Sito ufficiale: www.deepbluethemovie.com
Sito italiano: www.profondo-blu.it
Produzione: BBC Worldwide, Greenlight Media
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 08 Aprile 2005








