domenica, Luglio 26, 2026
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“TUTTO PER BENE” DI LUIGI PIRANDELLO

Tutto dovrebbe andare bene...

La commedia si impernia su una rivelazione: la scoperta tardiva da parte del protagonista del tradimento della moglie. Ma ancora una volta, come spesso in Pirandello, il tutto è un pretesto per parlare di altro, per esplorare l’animo umano, le sue contraddizioni e le sue maschere. Premio Gassman per migliore spettacolo della stagione 2003-2004.

La commedia, composta nel 1919 e rappresentata per la prima volta a Roma al Teatro Quirino nel 1920, è stata accolta con crescente interesse dal pubblico e dalla critica, tanto che ha avuto numerose traduzioni ed è stata rappresentata molte volte anche all’estero. Tratto dall’omonima novella del 1906, il testo, inizialmente, viene destinato ad un grande attore, Ruggero Ruggeri che ne dette corpo quale primo interprete il 2 marzo del 1920 a Milano. Protagonista oggi è Gianrico Tedeschi diretto da Jurij Ferrini, considerato uno dei registi più rappresentativi della nuova generazione.

E’ difficile scrivere “qualcosa” su un testo pirandelliano per cercare di illustrare in poche parole ciò che si è letto, si è individuato o anche solo capito al di là della semplice trama, storia, fattaccio in generale che è alla base delle avventure umane dall’autore. Quando si è certi di essere diventati padroni dei movimenti infiniti che agitano un qualunque testo di Pirandello o che rendono inafferrabile questo “Tutto per bene” di cui ci occupiamo, ecco che il sorriso o il ghigno dell’autore ci avvertono che ancora una volta siamo stati beffati e che quello che avevamo intuito è sì vero, ma fino a un certo punto perché poi ci sono i risvolti sempre plausibili, i contrari che diventano di colpo evidenti, le secondarie intenzioni che si palesano come principali.

Cosa sembra chiedere Pirandello allo spettatore? Di certo non il consenso, l’identificazione o l’ammirazione. Egli vuole scuotere fino in fondo le nostre certezze. Gettarci nello sconforto o comunque farci scorgere il dubbio, anche a costo di provocare il dissenso o il rifiuto. Lo spettatore, in più di un momento dei tre atti, sente che il dramma non si è veramente concluso, che non può lasciare quella vicenda, quei personaggi dietro di sé e dimenticarli. E’ certo che chi ha visto lo spettacolo esca dal teatro non con un senso di liberazione o catarsi ma di turbamento e di malessere.

E’ necessario riconoscere che i viaggi all’interno della psiche pirandelliana ci fanno capire che le sue storie cosi impregnate della materia di cui son fatti i sogni non possono essere viste e affrontate in senso univoco ma aggirate, conquistate per cercare di provocare in loro una crepa, un lapsus che riveli un attimo di illuminazione.

Quello che, forse, proprio non si riesce a considerare fondamentale in “Tutto per bene”, nonostante l’apparente evidenza, è la storia di italiche corna che pare muovere l’intera vicenda. Se le corna sono tradimento fisico, storie di sesso, di coniugi ridicolizzati, di orgogli maschili mortificati, le corna qui non c’entrano. Quando ad essere tradita è l’anima, la profonda dignità, la fiducia nell’amicizia anche coniugale. Chi tradisce non cornifica ma commette omicidio e chi, nonostante l’omicidio ama, aiuta, stima, protegge l’assassino per comodità, interesse, attaccamento alla materialità della vita è complice nel delitto alla pari del suo autore.

TUTTO PER BENE – A.Artisti Associati – Compagnia di Prosa Gianrico Tedeschi; di Luigi Pirandello; con: Gianrico Tedeschi, Marianella Laszlo, Pietro Biondi, Gianfranco Candia, Matteo Micheli, Camilla Ribechi, Sveva Tedeschi, Angelo Zampieri; Regia e scene di Jurij Ferrini; Costumi di Stefano Nicolao
scene e regia di: Jurij Ferrini