“Disconnect” di Henry-Alex Rubin

Destini in rete

Fuori Concorso
Varie vite si incontrano nel web. Jason e Frye passano la maggiorparte del tempo libero sull’i-Pad. In un ordinario giorno di noia, decidono di architettare uno scherzo ai danni di Ben, un compagno di scuola isolato e introverso che si sente ignorato dalla famiglia. Creano un profilo fantasma su facebook e adescano il ragazzo fingendo di essere una coetana interessata ad incontrarlo, ma poi il gioco gli sfugge di mano. Lavorando ad un servizio sulla pornografia giovanile in videochat, la giornalista televisiva Nina incontra Kyle, un ragazzo di strada che vende il suo corpo online, e tra i due sembra nascere un rapporto che varca i confini del distacco giornalistico. Il matrimonio di Derek e Cindy naufraga dopo la morte del loro unico figlio, e lei cerca conforto in una chat di supporto, dove però le viene clonata la carta di credito e rubata l’identità, mandando la famiglia sul lastrico. Le storie dei protagonisti si intrecciano online, conducendoli verso incontri dove sofriranno insieme, al di là dello schermo.

Henry-Alex Rubin approda al primo lungometraggio di fiction dopo il successo del documentario Murderball, nominato agli Oscar. L’ottima prima prova è un film forte e sincero, di salda matrice indipendente ma costruito per toccare le corde più profonde di molti spettatori con un linguaggio asciutto ma capace di creare una tensione costante ed un climax narrativo avvincente.

Il mondo virtuale in cui si rifugiano i protagonisti, disconnesi da una vita reale troppo dolorosa per essere affrontata senza uno schermo di fronte, comincia via via a materializzarsi nella concretezza e a modificarne le sorti. In un crescendo narrativo che emoziona di minuto in minuto, il dolore che era prima muta parola sussurrata da una tastiera prende forma in una sofferenza viva che da personale e intima si fa collettiva, condivisa ma anche inflitta con inconsapevolezza o ingenuità sul prossimo, amplificata invece che sedata dalla tecnologia.

La struttura ricalca l’intreccio corale a montaggio parallelo che incontriamo sempre di più nel cinema moderno, che prende man mano coscienza di una contemporaneità costruita su reti e connessioni sempre più complesse, un tentativo di fuga dalla solitudine in cui la ricerca di connessione sembra portare ad un isolamento ancora più forte. Oltre alla regia, la sceneggiatura di Andrew Stern e il montaggio serrato, firmato dal navigato Kevin Tent, riescono magistralmente ad orchestrare questa sinfonia filmica, in cui riecheggia lo stile di Crash di Paul Haggis.

Come in un mito della caverna adattato all’era del network, i personaggi imprigionati nel dolore muto e anestetizzati da ombre virtuali che hanno ormai preso il sopravvento sulla loro mente intraprendono un percorso che li riallaccia con la fisicità della vita reale. La parola “contatto” torna così ad assumere il suo significato originario. Si toccano le mani, per sferzare pugni o abbracciare, per stringere pistole ma anche per fermarle prima che sia troppo tardi, per capire che la vera connessione la si trova solo quando cominciano a sanguinare le ferite.

Titolo originale: Disconnect
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Drammatico
Durata: 110’
Regia: Henry-Alex Rubin
Cast: Jason Bateman, Hope Davis, Frank Grillo, Michael Nyqvist, Paula Patton, Andrea Riseborough, Alexander Skarsgård, Max Thieriot, Colin Ford, Jonah Bobo
Produzione: LD Entertainment, Wonderful Films
Distribuzione: Exclusive Media
Data di uscita: Venezia 2012
9 gennaio 2014 (cinema)