“Austerlitz” di Sergey Loznica

Il passato all'epoca degli smartphone

austerlitz

Austerlitz è il diciottesimo documentario di Sergey Loznica, presentato alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione “Fuori Concorso”.

Austerlitz è un altro documentario del regista ucraino che si occupa del tema dell’olocausto; in particolare si focalizza sui campi di concentramento, oggigiorno luoghi aperti al pubblico alla stregua di mete turistiche. Loznica si focalizza sulle persone che visitano questi luoghi, su cosa cercano, e come di relazionano con essi.

Loznica è sicuramente uno dei registi che più hanno dato, cinematograficamente parlando, al pubblico per quanto concerna il tema del genocidio ebraico, portando una serie di riflessioni significative all’attenzione di tutti. Austerlitz, come già detto, però non affronta la questione alla solita maniera (non che con le precedenti opere Loznica l’avesse fatto) ma predilige rivolgere il suo occhio e la sua indagine al “turista” che anche dall’estero decide di visitare il sito e fare un giro guidato.

Tant’è che la struttura del documentario è semplicissima, consistendo in una serie di riprese a camera fissa estremamente statiche da un punto strategico, spesso a grandangolo, per riprendere il più vasto spazio possibile: questo per andare ad analizzare un vasto campionario umano e riportare i loro comportamenti e reazioni, di fronte alla ricostruzione edulcorata della serie di atrocità di cui il cinema ha dato troppe e sempre uguali rappresentazioni nel corso degli anni.

E così Austerlitz riporta fedelmente i comportamenti, appropriati o meno, della gente durante le visite: chi starnutisce dove è detto di non toccare, chi si fa i selfie con i rimasugli dei forni, chi si ferma per troppo tempo dinanzi alle didascalie per far vedere che legge e se ne vanta con gli altri, chi con fare eccessivamente affettato e ipocrita decanta la propria commozione. In questo senso il nuovo film del registra ucraino è sicuramente un interessantissimo ritratto umano, ma il lato penalizzato è quello prettamente filmico, poiché le varie inquadrature sono considerabili per lo più fotografie di una determinata situazione, tale è la loro staticità; senza contare l’uso di un B/N molto intenso e poi l’efficace lavoro di compromesso che Lotnitsa effettua per cercare la posizione più significativa (a livello estetico) tra quelle che possono mettere più carne al fuoco, a livello di sostanza, nel vero e proprio senso del termine.

In conclusione, Austerlitz è un film interessante per come ci dà uno sguardo ancora inedito su un tema che si è visto trattare fin troppo spesso, ma è non è considerabile cinema in senso stretto, assomigliando più a una mostra fotografica, e in ultimo la staticità di cui s’accennava prima lo rende tanto intenso quanto interminabile.

Titolo originale: Austerlitz
Nazione: Francia, Germania, Ucraina
Anno: 2016
Genere: Documentario
Durata: 94′
Regia: Sergey Loznica

Cast: /

Data di uscita: Venezia 2016