Russia, 1937, apice delle purghe staliniane. In un carcere di massima sicurezza a Briansk, un vecchio carcerato deve bruciare migliaia di lettere di detenuti accusati ingiustamente e falsamente di crimini contro il regime. Contro tutte le previsioni e il volere delle autorità, una di queste lettere raggiunge il destinatario: il giovane procuratore locale, appena nominato, Alexander Kornyev. Nella supplica il mittente chiede solo un colloquio con un procuratore e Kornyev fa il possibile per incontrare il prigioniero (Aleksandr Filippenko), vittima di torture da parte della polizia segreta NKDV per indurlo a confessare crimini mai commessi contro lo Stato.
Per il giovane Kornyev, idealista bolscevico e competente funzionario di stato, l’evidenza delle torture e delle ingiustizie sono un duro colpo alla sua idea di uno stato vicino al popolo. Decide quindi, su suggerimento della vittima – un avvocato che solo pochi anni prima aveva tenuto discorsi sull’etica dell’avvocatura – di non fermarsi alle autorità locali, sicuramente corrotte, ma di rivolgersi al Procuratore Generale a Mosca.

Per Kornyev inizia prima un lungo viaggio in treno verso Mosca, poi un viaggio nei corridoi del potere stalinista per conferire con il Procuratore Generale (Anatoly Beliy), durante il quale la sua fede politica e la sua fiducia nella giustizia saranno sistematicamente distrutte fino all’epilogo finale. Nella efficiente, oliata macchina del terrore stalinista non c’è spazio né per la pietà, né, soprattutto, per la giustizia. I rumorosi, massicci portoni di metallo del carcere di Bryansk, che avevano aperto il film si chiudono e chiudono drammaticamente il racconto.

Due procuratori è l’adattamento del romanzo di Georgy Demidov. Arrestato nel 1938 in Ucraina, Demidov trascorse quattordici anni in un gulag e nel 1969 mise per iscritto la sua esperienza in un libro sequestrato dal KGB nel 1980 e restituito alla famiglia solo grazie alla richiesta della figlia. Ma ci sono voluti 40 anni prima che venisse pubblicato nel 2009.
Il pluripremiato regista Sergei Loznitsa cerca di mentenersi fedele al romanzo scriveno una sceneggiatura con echi di Kafka e citazioni di Gogol. Sostenuto dalla solida e intimista interpretazione di Alexander Kuznetsov nel ruolo di Kornyev e da Alexander Filippenko che interpreta ben due ruoli, Due procuratori è un film girato con una maniacale cura dei particolari: la fotografia del rumeno Oleg Mutu si serve di una tavolozza di colori che lascia spazio ai colori piu’ scuri, escludendo quello che il regista ha definito i “colori della vita”. I costumi sono fedeli all’epoca in cui è ambientato il fil. La location principale è un vecchio carcere di Riga costruito nel 1905 e solo recentemente dismesso.

Nel film non ci sono movimenti di macchina, solo riprese statiche: è un mondo in cui nessuno produce nulla, le scrivanie sono ordinatissime e vuote, le conversazioni al telefono prive di senso, tutti camminano o corrono da una parte all’altra, lungo i corridoi della prigione o dei palazzi di Mosca e nell’unico momento in cui una manciata di fogli si sparge su una scalinata nessuno si muove, tutti guardano e solo Kornyev aiuta la giovane donna a cui sono caduti.
Girato come un thriller, Due procuratori è la fotografia di un’epoca solo apparentemente lontana, in cui oppressione e paranoia tenevano il timone dello Stato: un film che racconta il passato per parlare in modo fin troppo chiaro dei pericoli di uno Stato in cui gli interessi personali, la smania di potere e l’autoritarismo diventano centrali e le persone comuni non sono che pedine impotenti in uno scellerato meccanismo di sopraffazione.
Titolo originale: Dva prokurora (internazionale: Two Prosecutors)
Regia: Sergei Loznitsa
Sceneggiatura: Sergei Loznitsa
Fotografia: Oleg Mutu
Cast: Alexander Kuznetsov, Alexander Filippenko, Anatoly Beliy
Nazioni: France, Germany, Netherlands, Latvia, Romania, Lithuania
Durata: 118 minuti
Sito italiano: https://www.luckyred.it/movie/due-procuratori/#home
Uscita Italia (cinema) 12 febbraio 2026











