If I Had Legs I’d Kick You (Se avessi gambe ti darei un calcio), di Mary Bronstein

Orso d’Argento a Rose Byrne

Linda (Rose Byrne) ha una vita complicata e piena di imprevisti e problemi che mettono a dura prova la sua resistenza fisica e psichica.
È analista con pazienti complicati e invadenti; é a sua volta in analisi con un medico che la tiene a distanza; vive in un albergo perché nel suo appartamento è crollato il soffitto della stanza da letto; avrebbe persino un marito, che però è sempre via per lavoro o per chissà che altro e si fa vivo solo telefono per rimproverarla per quello che fa e suggerirle soluzioni migliori, che peraltro lei ha già percorso senza bisogno del suggerimento di lui. Il più serio dei suoi problemi è però la figlia: una bambina affetta da una malattia misteriosa e costantemente dipendente da apparecchiature mediche.
La vita di Linda è frenetica: sempre al telefono, oppure in auto con difficoltà di parcheggio, o pizzicata tra i mille impegni e gli appuntamenti con l’équipe medica che dovrebbe assisterla nella cura della bambina ma che in realtà fa perdere solo un’infinità di tempo con questioni banali e superflue. C’è però un segreto nel suo passato che si porta avanti da anni e c’è anche qualcosa di misterioso nel suo presente. L’esistenza della bambina, infatti, che dovrebbe essere la parte più importante della sua vita, si intuisce solo ma non appare veramente mai. Linda stessa vede la casa e la realtà a volte come in preda a ossessioni o allucinazioni.
Fino alla fine il film non dà una risposta ma lascia nell’ansia, nel dubbio, nel mistero.
Rose Byrne recita quasi sempre da sola, pochi e poco significative sono le interazioni con gli altri personaggi: una tenuta di scena davvero importante che le ha meritato l’Orso d’Argento per la migliore interpretazione al 75° Festival del Cinema di Berlino nel 2025.
La scrittrice e regista Mary Wall (sposata Bronstein), benché abbia prodotto vari testi femministi per numerosi editori accademici, stranamente segue in modo pedissequo l’uso anglosassone – davvero abominevole – di sostituire il proprio cognome di nascita con quello del marito. Nata a new York nel 1979, è al suo secondo lungometraggio di finzione.