Mindful Hands a Venezia

I capolavori miniati della Fondazione Giorgio Cini

mindful hands

Risulta davvero complesso recensire questa mostra in poche battute, tanto è lo splendore e la bellezza che celebra. Ma siamo di fronte ad una bellezza mutilata, fatta di tagli e smembramenti brutali. La mostra parla anche di questo, parla di quella tendenza che soprattutto a partire dal Settecento ha visto crescere un interesse collezionistico verso la sola immagine dipinta di questi codici, che prescindeva dunque dal testo scritto.

Una mostra sensazionale, che non può non lasciare indifferente lo spettatore. Una selezione di 133 opere della collezione di Vittorio Cini, donata nel 1962 alla Fondazione, è esposta al pubblico con un allestimento sapiente e particolarmente evocativo dell’epoca. È stato proprio questo l’obbiettivo che si è prefissato Michele De Lucchi, quando si trovò ad affrontare l’allestimento della mostra: niente è lasciato al caso, ogni singolo elemento svolge un ruolo fondamentale nel voler calare il fruitore nel silenzio e nella meditazione che vivevano quotidianamente i monaci amanuensi durante la realizzazione di questi inestimabili tesori. «Me la sono immaginata così», dice De Lucchi. E l’ha immaginata davvero bene!

La prima sala della mostra introduce a questa complessa arte, illustrando i differenti libri corali: antifonario, graduale e salterio-innario. L’ambiente è buio, ma la contrapposizione con l’illuminazione delle vetrine e la luce che sembrano emanare le stesse miniature, richiama il clima medioevale comunemente, e anche ingenuamente, descritto come periodo di luci ed ombre.
La sala successiva è incentrata sul fenomeno di cui sopra, ovvero lo smembramento dei codici e dei ritagli delle miniature, di cui vengono esposti i casi più eclatanti. Di fianco a questi, compaiono de lucchianche degli esempi di rasura, ovvero la raschiatura del testo che permetteva di riutilizzare il prezioso supporto di pergamena. Si arriva poi alla grande sala espositiva e qui ci si sente travolti dall’estenuante bellezza di quelle opere distribuite tutt’intorno alla sala e quel vortice di immagini, colori e parole ci disorienta. Sono state allestite delle nicchie a voler richiamare gli spazi delle chiese gotiche; mentre al centro della sala, delle cassettiere ottagonali in rovere massiccio fanno invece riferimento ai gabinetti dei collezionisti.
L’andamento è circolare, si prosegue in senso antiorario partendo dal Romanico fino ad arrivare alla Maniera Moderna, esplorando l’opera delle diverse scuole e dei più grandi miniatori italiani.

Anche gli artigiani di Studium Factum e il loro direttore artistico, Adam Lowe, hanno fatto cose immense. Al primo piano, grazie ad installazioni multimediali hanno portato un contributo notevole a questa mostra, presentando le tecniche e i mezzi materiali di produzione della miniatura. Grazie al loro encomiabile lavoro ci si può calare direttamente nei panni della società dell’epoca e, accompagnati da un coinvolgente canto gregoriano, si può toccare con mano il significato così importante che investivano quei codici e quelle miniature.

offizioloE lo si può fare davvero, sfogliando delicatamente le pagine di una fedele riproduzione dell’Offiziolo di Carlo VIII – di cui in mostra ammiriamo anche l’originale – o studiando da vicino gli ingrandimenti di dieci fogli, particolarmente suggestivi e di forte impatto emotivo, del Martirologio dei Battuti Neri di Ferrara – una confraternita laica dedita all’espiazione dei peccati per mezzo della flagellazione.

Non rimane che invitare caldamente il pubblico alla visita di questa mostra e ringraziare la Fondazione Cini ed i curatori che hanno messo sapientemente a disposizione di tutti questi suoi inestimabili tesori.

Mindful Hands

Fondazione Giorgio Cini

17 settembre 2016 – 8 gennaio 2017

A cura di Alessandro Martoni, Massimo Modica, Federica Toniolo

Catalogo Silvana Editoriale

Orari:  tutti i giorni 11 – 19

Biglietti: Intero € 12 / Ridotto € 10