Le profonde acque cinematografiche del Monster Movie saranno sempre popolate di squali. Merito di un ragazzino che, nel 1975, riscrisse le regole del genere e inaugurò una nuova – e redditizia – frontiera del blockbuster estivo. Per (sua) fortuna però, gli innumerevoli epigoni de Lo Squalo, con l’opera del geniale Spielberg, hanno poco a che fare. Così nei decenni, per sopperire alla mancanza di originalità, si è dovuto ricorrere alla logica del bigger is better, aumentando talvolta le dimensioni della creatura “programmata” per uccidere, altre spingendo all’estremo le potenzialità assassine del predatore marino, con buona pace di chi cerca – nella vita reale – di smontare falsi miti sulla pericolosità di questi animali.

Così quando un’equipe di scienziati cino-americani scopre che il punto più profondo dell’Oceano Indiano, in realtà, è ancora più profondo dei canonici 10994 metri della Fossa delle Marianne, va da sé che il territorio inesplorato nasconda non solo milioni di metri cubi di abisso vergine, ma anche una fauna preistorica extra large da sempre rimasta isolata dall’evoluzione del mondo contemporaneo.

E questo è il primo errore: non disturbare il (pesce)cane che dorme. La missione esplorativa si trasforma subito una disperata richiesta di soccorso. Per fortuna, quando la natura chiama – e c’è qualcuno da salvare – Jason Statham risponde. Ma il vaso di Pandora oceanico è stato scoperchiato e i nostri mari ormai possono contare su un nuovo predatore al vertice della catena alimentare: Meg, il Megalodonte.

Dritto come un fuso, lineare come il pensiero medio hollywoodiano, Shark – Il Primo squalo è proprio come ve lo aspettavate. Nessun guizzo, nessuna trovata originale, solo un solido impianto di genere per un prodotto confezionato con ingenti capitali (anche asiatici) e programmato con perizia per l’intrattenimento estivo. Ed è già un buon risultato. A una prima parte sottomarina molto convenzionale, segue una debole parte centrale in alto mare che conduce direttamente al segmento finale, più divertente, che finalmente porta a contatto bagnanti e megalodonte, tra copiose citazioni spilberghiane ed eroiche evoluzioni dello scultoreo protagonista britannico, che si differenzia da Meg solo per l’espressività leggermente meno incisiva (ma è per questo che lo amiamo).