Peace frog

Una originale biografia di Jim Morrison

Jim Morrison fotografato nei momenti più personali, nelle pose più intime; mentre si interroga sui fondamenti dell’esistenza o nella quotidianità, mentre scherza con la propria compagna Pamela. Peace Frog è il tentativo di recuperare quel residuo di vita privata che anche una figura come quella del leader dei Doors, una delle prime vittime sacrificate alla nuova divinità pubblico di massa, era riuscito nonostante tutto a conservare.

L’artista viene osservato in contesti differenti: oltre a Pamela, quasi sempre al suo fianco per gran parte dello spettacolo, sul palco appaiono anche la figura di Dio, rappresentato in vesti quantomeno inusuali e convertito agli ideali libertari sessantottini, con il quale Jim si confronta tentando di trovare la chiave per comprendere se stesso e il proprio tempo, e una giovane giornalista con la quale invece si mostra così come il pubblico lo conosce, uno spirito inquieto e tormentato che ha la necessità di alimentarsi di passioni intense che mai del tutto riescono a soddisfarlo.
L’ambito privato e quello pubblico presto si mischiano e assumono lo stesso grado di importanza così che la telefonata del suo manager che lo avvisa che non potrà più esibirsi in pubblico è prima di tutto un elemento che disturba una dolce e rilassata mattina passata in compagnia di Pamela. Oltre che una ricostruzione della vita di Jim in tutti i suoi aspetti, l’opera è quindi una riflessione sull’effimera esaltazione a cui conduce la notorietà opposta alla stabile gioia che riescono a garantire solo gli affetti privati.

Serena Maffia, l’autrice del testo teatrale sceglie una versione originale e coraggiosa per raccontare gli ultimi suoi giorni, sapendo bene che le agiografie delle grandi icone pop di quegli anni prevedono che il momento della morte debba necessariamente essere circondato da un’aura di mistero. E così l’improvvisa scomparsa dell’artista, avvenuta a Parigi il 3 luglio 1971, viene collegata all’influenza ormai incontrollabile delle sue idee in contrasto troppo netto con l’ideologia dominante nell’America di quegli anni. E ritornano alla mente le parole del monologo iniziale nel quale Jim si interrogava sui limiti del “poter essere”, domandandosi fino a dove un uomo può spingersi prima di intaccare definitivamente la propria esistenza condizionandone per sempre la libertà. Il finale scelto per concludere questa pièce sembra suggerire che quel limite invisibile era stato ormai irrimediabilmente scavalcato: Jim ai vertici della propria carriera non riusciva a concepire la “morte pubblica” che il proprio manager gli proponeva come la salvezza, la possibilità di condurre quella vita normale che Pamela insisteva a proporgli, ma come il baratro, una conclusione senza altro seguito; l’animo di quel bambino sensibile che aveva percepito precocemente l’orrore della morte assistendo ad un incidente stradale nel quale avevano perso la vita quei quattro indiani che continuavano a turbargli i sonni era ormai stato ucciso e al suo posto ne rimaneva solo il simulacro, il personaggio pubblico Jim Morrison, il Re Lucertola adorato da migliaia di fan, ma che Pamela faticava a sopportare.

Davide Strava, il regista, molto giovane come tutti i componenti del cast, ha optato per una messinscena agile in grado di adattarsi a qualsiasi genere di palcoscenico; l’obiettivo infatti è quello di riuscire a portare lo spettacolo anche in ambienti estranei a quello teatrale, come i club o i locali, lì dove la musica dei Doors era nata e aveva conosciuto le sue prime fortune.

Lo spettacolo è già andato in scena a Roma e a Padova durante l’autunno e verrà riproposto al pubblico nella nuova tournée che partirà nella prossima primavera.

durata 50′
www.peacefrogtheshow.it
regia di Davide Strava, con Diego D’Elia, Carla Buttarazzi, Nathalie Rapti Gomez, Donatella Barbagallo