Gigi Proietti live: consacrazione di un fenomeno pop

Da "Pierino e il lupo" a Pietro Ammicca, l'istrione romano torna a riempire i teatri

Cosa si può dire ancora di Gigi Proietti che non sia stato detto? Da sempre la critica si è spaccata in merito al grande attore romano: o lo si ama, o lo si odia. O si resta in contemplazione delle grandi doti di istrione e affabulatore delle masse, o si assiste infastiditi ad interpretazioni di chi, pur risultando sempre credibile nei suoi personaggi, non smette mai i panni di se stesso. Per onestà intellettuale, chiariamo subito un punto: chi scrive lo ama, e ammirarlo al teatro, dal vivo, non ha fatto altro che alimentare quest’amore.
-Perché ormai è arrivato il momento di considerare, anche da un punto di vista critico, gli show di Gigi Proietti non più come pièce teatrali in senso stretto, da analizzare in base ai canoni classici. Assistere una sua performance è come partecipare ad un concerto del proprio cantante preferito. Non ci si stanca mai di ascoltare e ripetere con lui gli stessi brani che, comunque, ci regalano sempre forti emozioni. Far parte del pubblico di Proietti equivale a prendere parte ad una sorta di rito collettivo, del quale l’attore è l’officiante. D’altronde i personaggi e la carica emotiva di Proietti hanno attraversato generazioni anche molto diverse tra loro, e ognuna di essere ha il “suo” personale ricordo di punta in un bagaglio immaginifico che va ben oltre un intero set di valigie compreso di beauty-case.

Il 6 ottobre, all’apertura dell’undicesima stagione dell’Istituzione comunale Teatro Carlo Gesualdo di Avellino, il rito si è ripetuto, e sarà destinato a replicarsi all’infinito in ogni edificio o piazza d’Italia nel quale verrà messo in scena.
-Una prima parte ha visto Proietti nelle vesti di narratore. L’orchestra formata da professionisti, ma soprattutto da giovanissimi selezionati all’inizio di questo 2012 per mettere su una sorta di enseble con i talenti del luogo, ha musicato Pierino e il lupo , la favola di Sergej Prokof’ev nella quale ad ogni personaggio corrisponde uno strumento. La calda e imponente voce dell’attore, ma anche doppiatore, ha accompagnato il pubblico raccontando come Pierino e il suo amico uccellino hanno catturato un lupo senza bisogno del fucile. Gli archi, i fiati, i corni, hanno di volta in volta dato vita ai movimenti dei protagonisti.
-Ma è la seconda parte quella che i quasi 2000 spettatori attendevano frementi. Proietti si è cimentato con i pezzi più famosi del suo repertorio, in un continuo botta e risposta con la platea ben contenta di partecipare attivamente. L’uomo uscito dalla “saùna” che racconta del “povero Toto”, Pietro Ammicca, il vecchietto delle favole, e perfino il cantante del night club che scimmiotta il francese con la sua Nun me rompe er ca’: uno dopo l’altro, come in un “best of”, Proietti fa rivivere i suoi personaggi più noti, le cui battute quasi tutti conoscono a memoria, ma che fanno sempre ridere di gusto.
-È una sola voce quella che viene dall’altra parte del palco, che anticipa la cantilena del “lassa perde, chi t’o fa’ fa’” o degli affari dell’Ammicca quando mima i suoi discorsi. Proprio come nei migliori concerti, quando si salta tutti insieme gridando a squarciagola il ritornello. E nonostante la totale condivisione di tutti i presenti, dal ventenne cresciuto con il Maresciallo Rocca al papà che lo ricorda nelle serie tv in bianco in nero, quella di Proietti resta una comicità educata, nella quale anche la parolaccia ogni tanto non stona e mai scade nella volgarità.

Proietti è un fenomeno pop. Ma non inteso come le meteore della ritrita musica da talent-show o dance. È come Andy Warhol o i Beatles: per tutti, ma un gradino più su di ciò che viene di solito confezionato per questi tutti.