L’esodo da Pola alla Mostra di Venezia

Nella retrospettiva “La città dolente” di Mario Bonnard

All’interno della retrospettiva “Questi fantasmi”, che quest’anno la Mostra del Cinema di Venezia dedica quest’anno al cinema italiano ritrovato, c’è la possibilità di vedere una chicca particolare, un’opera significativa soprattutto da un punto di vista di testimonianza storica sull’esodo giuliano-dalmata. Infatti alla fine della seconda mondiale il Trattato di pace di Parigi ha sancito che l’Italia sconfitta cedesse alla Jugoslavia l’Istria, Fiume e Zara, mentre Trieste è tornata definitivamente italiana soltanto nel 1954.
“La città dolente” forse rimane il film più importante sulla questione giuliana, anche perché è l’unico con il dramma dell’esodo in primissimo piano. Quello che sorprende è che si tratta di una sorta di instant-movie perché realizzato quasi contemporaneamente agli avvenimenti di cui tratta. E’ un’opera che ha dei collegamenti con la felice stagione del neorealismo dove si mettono insieme immagini documentaristiche del dramma dell’esodo con il racconto di una storia familiare che diventa un punto di riferimento all’interno dell’affresco storico generale.

Da segnalare che il film ha delle firme importanti nella sceneggiatura che è stata scritta, oltre che dal regista Mario Bonnard anche da Federico Fellini (che diventerà uno dei più grandi registi italiani contemporanei), da Anton Giulio Majano (che sarà il papà del teleromanzo e che porterà in televisione, tra gli altri, “La cittadella” e “La freccia nera”) e da Aldo De Benedetti (importante autore teatrale che torna a collaborare al cinema dopo l’ostracismo imposto dal fascismo perché era ebreo).

Brillante l’idea di combinare insieme immagine documentaristiche (che derivano da “Pola, una città che muore” di Vitrotti-Moretti) con immagini di scene ricostruite, messe assieme efficacemente anche dall’abilità del giovane direttore della fotografia, Tonino Delli Colli, quello che diventerà uno dei più grandi direttori della fotografia italiani.

Certo vedendolo a posteriori sembra incredibile che una tragedia italiana come l’esodo dalla Venezia Giulia, sia stata trattata, quasi in tempo reale, in questo film del 1948 e poi non sia più stata rappresentata, abbandonata completamente dal mondo del cinema. Questo dimostra che “La città dolente” è stato un film per certi versi “eroico” anche se ha pagato subito questo coraggio visto che la pellicola è uscita in ritardo, è stata mal distribuita e che quindi è stata vista pochissimo.
Quest’anno finalmente il restauro della pellicola è terminato e il film viene presentato in anteprima su un palcoscenico importante come la Mostra di Venezia.

Recentemente è anche una uscita una pubblicazione, curata da Alessandro Cuk, “Il cinema di frontiera – Il confine orientale”, realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e il Cinit-Cineforum Italiano, che fa un’importante carrellata sulle opere cinematografiche direttamente collegate a quell’area geografica, in particolare a Trieste, all’Istria e alla Dalmazia.
Nel libro un importante capitolo è proprio dedicato al film di Bonnard “La città dolente”, a questa vicenda ambientata a Pola nel 1947, dove la storia di Berto e della sua famiglia si innesta nel dramma dei 350.000 istriani, fiumani e dalmati che sono costretti ad abbandonare tutto per cercare un rifugio in Italia.
E’ una realtà dimenticata e abbandonata all’oblio che viene finalmente riconosciuta come una pagina di storia italiana con l’istituzione nel 2004 del “Giorno del ricordo”.
Il pubblico veneziano avrà quindi la possibilità di vedere “La città dolente” e di comprendere meglio la vicenda giuliano-dalmata, anche se a 60 anni di distanza dagli eventi accaduti.