“Una promessa” di Patrice Leconte

Amori da salotto di inzio novecento

Venezia 70. Fuori Concorso
1912. Friedrich, giovane dipendente in un’acciaieria tedesca, viene preso sotto l’ala dell’anziano e facoltoso proprietario. Viene anche assunto nella sua casa come tutore del figlio, e qui fa la conoscenza della giovane e affascinante moglie del datore di lavoro. I due si innamorano l’uno dell’altra ma ovviamente la loro passione non può concretizzarsi. Confessatisi i loro sentimenti reciproci, Friedrich viene invitato dal padrone a trasferirsi in Messico per lavoro, e la coppia è costretta a separarsi per due anni al termine dei quali si promettono di riincontrasri e vivere fino in fondo il loro amore represso. Mentre Friedrich è oltreoceano e scrive all’amata segretamente, scoppia la guerra che divide i due per un periodo molto più lungo del previsto…

Patrice Leconte adatta la novella di successo Il viaggio nel passato dello scrittore austriaco Stefan Zweig, acclamata dalla critica, e la trasforma in un mélo vuoto che ripete senza inventiva tutti gli stereotipi del genere. Ignorando qualsiasi introsprezione psicologica, ritrae dei personaggi piatti che non prendono mai vita ma si limitano ad aderire a stanchi cliché narrativi che non muovono mai le lacrime dello spettatore. Per altro, parlando misteriosamente in inglese per tutto il tempo pur essendo in quel di Teutonia.

Assistiamo impotenti al solito ritratto d’epoca con amori da salotto di inizio novecento che si fanno tutt’uno con l’arredo. La ricca moglie dal corpetto troppo stretto, il giovane belloccio ma squattrinato, il marito che è sempre di mezzo. La donna, sorpresa dal marito mentre l’amante clandestino si intrattiene in atti impropri (come lambirle una spalla con il dito mignolo), sussulta turbata facendo cadere un vaso di fiori sul pavimento di uno dei suoi venti saloni rivestiti di broccato. Ohibò. Lui sniffa disperato i tasti del pianoforte che lei ha appena sfiorato con le sue pallide dita. Ahimé.

Da un regista come Leconte ci si aspetta molto di più di questo prodotto dal sapore televisivo senza alcun guizzo di orginalità. Leconte vorrebbe fare un film “ammaliante, intenso e sensuale”, come dichiara lui stesso, ma finisce per girare una storia povera di spirito e di tensione. Illustra passivo un copione (firmato assieme a Jérome Tonnerre) che grida vendetta ad ogni sospirata banalità e porta inevitabilmente ad un’altrettanto sconfortante prova attoriale. Qualcuno uscendo dalla sala commenta “‘na robbetta”. Difficile pensare ad una definizione più adeguata.

Si badi bene che chi scrive non è uno sprezzante denigratore del genere mélo, ma anzi ne aprezza le qualità se queste vengono messe in luce e riproposte con un pizzico di immaginazione. Non c’è niente di male a tirar fuori i fazzoletti. Ammesso che sia per asciugarsi le lacrime, e non i sudori sulla fronte.

Titolo originale: Une Promesse
Nazione: Francia
Anno: 2013
Genere: Mélo
Durata: 95’
Regia: Patrice Leconte
Cast: Rebecca Hall, Alan Rickman, Richard Madden, Toby Murray, Maggie Steed, Shannon Tarbet
Produzione: Fidélité Films, Scope Pictures, Wild Bunch, OCS, Wallonie
Distribuzione: Officine UBU
Data di uscita: Venezia 2013