In Concorso Orizzonti, Barrio Triste è l’interessante lungometraggio di esordio di Stillz, che porta alla Mostra del Cinema di Venezia un racconto di formazione intenso e provocatorio, un’esperienza a tratti simile alla videoarte ma con un cuore pulsante e vivo di tematiche profonde.
Siamo nella periferia di Medellin, in Colombia, alla fine degli anni Ottanta, quando un gruppo di ragazzi ruba la telecamera a un giornalista venuto sul posto per indagare su uno strano fenomeno, che si presenta con misteriose luci bianche che scendono dal cielo. Nelle mani dei ragazzi la telecamera diventa lo strumento con cui documentare le loro vite nel quartiere più “caldo” della città, in cui non esiste legge e in cui la disperazione la fa da padrona.
Barrio Triste è un vorticoso viaggio per le strade di un quartiere popolato da giovani “scomparsi nella luce” – per dirla prendendo in prestito le parole del regista -, inghiottiti da un’oscurità che li ha resi invisibili, ai margini, abbandonati a loro stessi, senza che nessuno consideri le loro voci come degne di essere ascoltate. Eppure i giovani protagonisti del film di Stillz una voce ce l’hanno così come un seme di speranza che non aspetta altro che di essere accolto, nutrito e coltivato.
Dal punto di vista visivo l’estetica di Barrio Triste richiama molto quella dei videoclip con cui Stillz ha fatto esperienza, con una veste a tratti pop e a tratti sporca e sgranata come le immagini che la telecamera documenta in tempo reale, in maniera dinamica e vorticosa.
Uno degli elementi più peculiari del film di Stillz è la colonna sonora, che irrompe nell’azione in maniera violenta, assordante, volutamente disturbante. Un elemento dirompente che dà forza alle immagini e le commenta con lo stesso peso che avrebbe una voce fuori campo. Barrio Triste è un film difficile, a tratti brutale, che parla ai sensi di chi guarda, lasciando un segno forte e, nonostante tutto, anche un messaggio di speranza, una luce vera nell’oscurità più profonda.










