Thooya, un’aspirante attrice che lotta per trovare il suo posto a Mumbai, e Swetha, una silenziosa impiegata aziendale che subaffitta una stanza dove vive Thooya. La loro iniziale indifferenza si attenua gradualmente in un legame fragile, complicato da desiderio, segretezza e nostalgia. Nel caos della città, condividono silenzi, storie e piccoli gesti di attenzione reciproca. Ma il fragile legame è messo alla prova quando emergono desideri sepolti e ferite passate. Ciò che si dispiega non è un dramma, ma un silenzioso sbocciare di individualità, sopravvivenza e una strana e platonica affinità tra donne che attraversano un mondo che raramente le vede.

ll lungometraggio d’esordio di Anuparna Roy, che scrive anche, spezza il cuore per un’atmosfera di struggente malinconia, mai patetica, sulla composizione emotiva dei sentimenti di due donne che sono alla ricerca di un proprio spazio nel mondo fuori le loro 4 mure che le proteggono, custodiscono, nascondono i loro segreti. Sono due giovani migranti invisibili e fragili in una grande città che divora.

“Vengo da un villaggio dove le ragazze vengono date in sposa giovanissime e negli istituti governativi ricevono razioni alimentari invece di libri – racconta il regista -. La mia amica Jhuma si è sposata a tredici anni con un programma statale, poi è scomparsa. Il suo silenzio non se n’è più andato. Songs of Forgotten Trees è plasmato da questi ricordi di donne che sopravvivono a sistemi progettati per cancellarle”.

Sobrio ed essenziale, Songs of Forgotten Trees, nella sezione Orizzonti dell’ 82. Mostra del Cinema di Venezia, disegna un ritratto di dolcezza e dolore.