Paolo Virzì torna sul grande schermo con un film drammatico con protagonista lo scorbutico Adriano Sereni, interpretato da Valerio Mastandrea. La prima parte della pellicola si svolge in Toscana, dove l’uomo vive in solitudine: la sua condizione, chiaramente di disagio, viene interrotta dall’arrivo di alcuni giovani che occupano dei terreni abbandonati, con l’intento di recuperare i vigneti. Dopo poco si mette in evidenza il passato di Adriano, influente avvocato romano, anche grazie a Giuliana, sua collega e amica: è così che lo spettatore viene a conoscenza di un processo in cui il protagonista è l’imputato.
Il film si costruisce in maniera non lineare: non subito, infatti, vengono svelati dettagli cruciali, necessari per comprendere a pieno la storia narrata.
I temi che Virzì tocca sono numerosi: il senso di colpa, la responsabilità genitoriale, la malattia, la disabilità, l’amore – in un’ottica estesa -, e persino la sensibilità ecologica dei giovani.
Non sempre, però, la coesistenza di questi argomenti è armonica: per quanto riguarda, ad esempio, il gruppo dei giovani, sembrano esserci diverse forzature nella scrittura dei personaggi, si tratta, probabilmente, della linea narrativa più debole. Il film, complessivamente, ha la tendenza a mancare di verosimiglianza, ma presenta comunque dei punti di forza: il nucleo centrale costituito dal protagonista ha radici forti, un conflitto interiore intenso che viene trasferito con efficacia al pubblico, dando anche un margine – seppur circoscritto – di libertà d’interpretazione.
La sottotrama più convincente è senza dubbio quella che riguarda Giuliana: in questo caso il poco realismo (è davvero così semplice – in termini esclusivamente pratici – nascondere una malattia?) è necessario per costruire la psicologia del personaggio femminile, peccato lo sviluppo non particolarmente ampio. L’interpretazione di Valeria Bruni Tedeschi è ricca di sfumature, toccante, reale valore aggiunto in una pellicola non del tutto riuscita.
Dal punto di vista tecnico è apprezzabile il montaggio, che tiene alta l’attenzione soprattutto nella prima metà dell’opera, fotografia e colonna sonora contribuiscono al coinvolgimento emozionale di chi guarda.





















