Un mix di generi, un’incursione nella rivisitazione della mitologia greca delle Gorgoni e di Medusa portata avanti attraverso la rappresentazione dei personaggi femminili, tanta ambizione e un’ambientazione da presente distopico sono i tratti principali di Gorgonà, film che Evi Kalogiropoulou porta alla Mostra del Cinema di Venezia alla Settimana Internazionale delle Critica.
Siamo in Grecia, in una piccola città-stato la cui unica risorsa è una enorme raffineria di petrolio che inquina le acque e ha reso praticamente impossibile la coltivazione degli alimenti. Il dominio assoluto è esercitato dagli uomini e le donne sono relegate alla mera funzione di soddisfazione del desiderio maschile. Fatta eccezione per Maria, in lizza per assumere il ruolo di leader al posto di Nikos, gravemente malato e in cerca di un successore. Quando in città arriva la straniera Eleni, scambiata dalla sua famiglia per una tanica di petrolio, il destino di Maria cambia radicalmente.
C’è tanto in Gorgonà, tanta carne al fuoco e tanta ambizione in un film che è una manifesta e spregiudicata allegoria del nostro presente, con la raffineria che si fa metafora della crisi ambientale e il sistema di “governo” della città-stato che è una critica aperta al patriarcato e alle dinamiche di genere, tematiche care alla regista e già esplorate nelle sue opere precedenti. Kalogiropoulou confeziona un film che non ha paura di osare, provocatorio, sensuale, visivamente impattante e a tratti brutale.
Evidente la ricerca estetica, frutto dell’esperienza della regista greca come visual artist, con un’attenta ricerca sui corpi e gli spazi in cui essi si muovono e immagini che vanno a comporsi quasi come le tavole di un fumetto. Corpi su cui la macchina da presa indugia, specie nella seconda metà del film, carica di un erotismo che diventa parte integrante della narrazione. Colpiscono le cromie e il lavoro sull’illuminazione, con un abbondante utilizzo di luci al neon che richiamano il cinema di Refn. Tra western, film d’azione e critica sociale, Gorgonà lascia il segno anche se non sempre appare all’altezza delle sue ambizioni quasi come se, per certi versi, l’attenzione alla veste formale finisse per sovrastare una sostanza che pure non manca.










