Presentato in concorso alla ventiduesima edizione delle Giornate degli Autori, Past Future Continuous è il secondo lungometraggio della regista iraniana Firouzeh Khosrovani che, come già accaduto col suo primo film, sceglie ancora una volta di parlare di famiglia e di politica, di una storia privata e della storia collettiva, del passato e del presente. In Past Future Continuous lo fa attraverso la storia di Maryam, con un percorso per immagini davvero poetico e toccante nel suo minimalismo.

Maryam è stata costretta a lasciare l’Iran da giovanissima, nel 1979, per decisione dei suoi genitori che volevano proteggerla da una situazione politica diventata troppo instabile e pericolosa dopo la rivoluzione. Da quel momento Maryam, esule, non ha più fatto ritorno a casa. Anni dopo Maryam fa installare delle telecamere di sorveglianza nella casa dove i suoi genitori, ormai anziani, vivono in solitudine. Per sentirli più vicini, per sentire una presenza pur nella distanza. Da lontano Maryam può vedere tutto ciò che fanno i suoi genitori e ricostruire, tramite le immagini della casa, i ricordi di un passato che sembra lontanissimo.

Khosrovani racconta l’esilio mettendone in luce la dimensione più riconoscibile possibile, non tanto nell’accezione astratta della lontananza quanto in quella concreta di un’assenza “materiale” e tangibile da casa, che la protagonista cerca di colmare con le immagini della quotidianità dei suoi genitori. La voce fuori campo di Maryam è in dialogo costante con quella della casa, che assume così i tratti di un vero e proprio personaggio, a sua volta con una storia da raccontare. Ed è attraverso questi scambi che va a comporsi il racconto cui assistiamo, tassello dopo tassello, ricordo dopo ricordo.

Past Future Continuous alterna le immagini sgranate e imperfette delle telecamere di sorveglianza a quelle pulite ed essenziali dell’elegante regia di Khosrovani e il quadro che va a comporsi è quello di un viaggio poetico e toccante nella memoria e nel ricordo, velato di malinconia e rimpianto. Una dimensione quasi sospesa in quel tempo verbale così evocativo che dà il titolo al film.