Il Teatro Massimo inscena se stesso nelle buffissime “Convenienze e inconvenienze”
Il fascino di sbirciare dietro le quinte di uno spettacolo è qualcosa di irresistibile, forse antico quanto il teatro stesso. Portando in scena le dinamiche e gli accadimenti solitamente celati allo spettatore, si schiude la porta su un mondo tragicomico fatto di liti e gelosie tra primedonne e comprimari, sacrifici ed espedienti di impresari e autori. Già Carlo Goldoni aveva sfruttato magistralmente l’espediente metateatrale nel suo Teatro comico (1750), celebre piéce programmatica in cui postulava la nascita di un teatro di prosa nuovo, scritto e professionale, senza nulla da invidiare alla lirica. Anzi, sarcasticamente la cantante decaduta e il librettista spiantato dopo le bizze iniziali finivano per adeguarsi alla vita di compagnia, accettando di buon grado un ruolo da figuranti per un tozzo di pane. Ma il precedente operistico più diretto è L’impresario in angustie (1786) di Domenico Cimarosa, in cui la dimensione argutamente comica è spinta al punto che Johann Wolfgang Goethe, nel sua soggiorno romano, volle tradurlo per una piccola rappresentazione dedicata all’amica pittrice Angelica Kauffman.

Anche Le convenienze ed inconvenienze teatrali (1827-31) di Gaetano Donizetti, probabilmente legato proprio alla permanenza a Palermo del compositore nel 1825-26, non lesina in schermaglie buffe ed equivoci esilaranti, pur nella frammentarietà del testo considerate le diverse versioni tramandate. L’allestimento firmato dai registi Moshe Leiser e Patrice Caurier per il Teatro Massimo di Palermo, infatti, è in primo luogo il tentativo non facile di ridonare organicità e fluidità a un’opera metateatrale, in parte un Singspiel, che vive attraverso la personalità caricaturale degli attori-cantanti. In questo prospettiva, pare perfetta la scelta di arruolare l’idolo panormita Desirée Rancatore nel ruolo della primadonna Corilla Scortichini e di Nicola Alaimo nell’inconsueto ruolo en travesti al contrario di Mamma Agata, poiché da soli reggono tutto la spettacolo dimostrandosi grandissimi cantanti ma pure attori dotati di una notevole autoironia. I costumi di Agostino Cavalca e le luci di Christophe Forey proiettano la vicenda nella contemporaneità, con tanto di valigie rosa shocking e cagnolino con l’impermeabile. Sempre all’altezza dell’occasione l’orchestra di casa, diretta da George Petrou, e così il coro del Teatro Massimo. Il pubblico palermitano applaude sovente a scena aperta, gradisce assai e ride fragorosamente per questo teatro d’opera svelato, frutto di un convincente nuovo allestimento.

L’opera è andata in scena dal 26 aprile al 3 maggio 2026.




















