A distanza di sei anni dal suo battesimo dietro la macchina da presa con L’ultimo terrestre (2012) che gli era valsa la Menzione Speciale del Premio Pasinetti a Venezia68, Gipi torna al Lido nella sezione Sconfini – che da quest’anno sostituisce quella Cinema nel Giardino – con Il ragazzo più felice del mondo, una storia vera ma non troppo che scalda il cuore e strappa una risata dietro l’altra come poche commedie hanno saputo fare nell’ultimo lustro.

Dietro il volto “pubblico” dell’affermato fumettista si cela Gian Alfonso “Gianni” Pacinotti, il pisano dalle orecchie a sventola con le sue insicurezze e fragilità che, ogni tanto, sente il bisogno di trovare conferme alle proprie idee. È così che la prima bozza de La vita di Adelo – una versione al maschile del fortunato La vita di Adele (2013) di Abdellatif Kechiche, Palma d’Oro a Cannes66 – raggiunge lo studio di Domenico Procacci – che nel film interpreta se stesso, così come tutti gli interpreti. Dopo il rifiuto della Fandango, una vecchia lettera ricevuta da un ammiratore più di vent’anni prima gli fornisce una spunto abbastanza interessante da imbastire un nuovo progetto. Questo giovane fan, firmatosi «Francesco, di anni 15», negli anni Novanta ha inviato la stessa lettera a più di 50 fumettisti della scena italiana dell’epoca chiedendo di ricevere, insieme alla risposta, un loro disegno autografo. Radunata una troupe alla buona formata dal fonico Davide – Davide Barbafiera – e dall’amico di sempre Gero – Gero Arnone –, oltre che dal cameraman bistrattato Andrea, Gipi inizia a riallacciare i contatti con amici e colleghi per scoprire la vera identità del “furbetto dei disegni”.

il ragazzo più felice del mondo

Difficile dire chi sia il protagonista del film: è Gipi l’artista, assorbito dai suoi progetti irrealizzabili, o è Gianni l’uomo qualunque, che cerca di campare con il mestiere che ama? E ancora: che razza di film vogliono fare i nostri eroi e che razza di film stiamo guardando noi seduti in sala? Mantenendo costante l’illusione metacinematografica, Il ragazzo più felice del mondo è un film nel film rozzo solo per finta che si reinventa continuamente, crea tormentoni e siparietti e riesce a spiegare bene la condizione di chi possiede un qualsiasi tipo sensibilità artistica: basta poco per far spuntare un sorriso sul volto di queste persone, e ancora meno per distruggerle. Come nella commedia all’italiana degna di questo nome, il lato oscuro e grottesco della vita non viene estromesso ma è anzi una tappa obbligata della narrazione. Gipi, demoralizzato da un malevolo messaggio su Facebook, e Francesco, che si firma come un ragazzo del liceo per vincere la sua timidezza, sono due facce della stessa medaglia, due ingranaggi di uno stesso meccanismo che hanno dovuto imparare a girare come gli altri senza però mai abituarcisi davvero.

Senza risultare pedante, il regista/interprete ci introduce alle misteriose vie del fumetto, nel tentativo di far intuire la ricchezza del panorama nostrano e il significato profondo che questo medium ha per coloro che operano nel settore. All’universo delle vignette dove le emozioni più diverse confliggono e si combinano all’interno della stessa pagina si ispira anche la porzione di mondo inquadrata dalla cinepresa: quello che il povero Andrea si ritrova a filmare è una serie di blooper, malintesi e incontri improbabili – tra cui anche quello con un veggente plurilaureato – caratterizzati da un umorismo mancino e dissacrante, che non disdegna allusioni esplicite alla sessualità e ai pregiudizi che nel discorso sociale sono tabù ma che tra amici sono la materia prima per le battute più memorabili, senza contare il fantastico affondo – cui si sono prestate con grande ironia Kasia Smutniak e Jasmine Trincaalle fiction dalla fotografia “smarmellata” che erano state il bersaglio preferito della serie Boris (2007-2010). Gianni e i suoi – Gero Arnone buca lo schermo – sono così naturali e a loro agio che non sembra nemmeno stiano recitando, contribuendo a mantenere fino alla fine il gioco con lo spettatore per quanto riguarda il piano del mockumentary.

In quest’opera seconda Gipi mette troppa carne al fuoco e cerca di abbracciare temi – l’infanzia complicata, il rapporto con l’altro sesso, l’ossessione morbosa per l’arte – che poi non vengono sviluppati fino in fondo, ma Il ragazzo più felice del mondo è a buon diritto il film più esilarante che si sia visto sinora a questa Mostra. Teniamo le dita incrociate per l’arrivo e la permanenza nelle sale, oltre che ovviamente per la prosecuzione delle riprese dell’attesissimo La vita di Adelo – occhio ai titoli di coda.