Dopo ben 29 anni Mission: Impossible giunge al suo ottavo – e, forse, ultimo – capitolo, presentato Fuori Concorso al Festival di Cannes 2025. Una saga che vede protagonista fin dal primo lungometraggio, diretto da Brian De Palma, Tom Cruise – anche co-produttore a fianco della Paramount – nei panni di Ethan Hunt. L’attore, che fin dalla metà degli anni ‘80 ben si destreggia tra generi totalmente differenti, è celebre in questo ruolo per la scelta peculiare di non servirsi di controfigure, tra i tanti stunt si è arrampicato sul Burj Khalifa di Dubai per Mission Impossible 4: Protocollo Fantasma e su un aereo in fase di decollo nel quinto episodio della saga, Rogue Nation.

L’azione non manca anche in questo nuovo capitolo, nonostante parallelamente si sviluppi una trama più articolata e complessa rispetto al passato: Hunt, infatti, è alla presa con “l’Entità” – ossia un’intelligenza artificiale – decisa a scatenare una guerra nucleare tra le principali potenze mondiali. 

L’AI è, dunque, come in Dead Reckoning, l’antagonista ufficiale del film, ma anche dell’attore e produttore Tom Cruise, che rifiutando l’utilizzo di effetti speciali si fa foriero di un messaggio attuale e potente. Non è un caso infatti che più volte si ripeta l’aggettivo analogico, non solo con un’accezione esclusivamente positiva, ma come unica modalità per sfuggire ai –  potenziali e fattuali – pericoli del digitale.

Pur avendo legami molto forti con i precedenti capitoli, il film può essere visto autonomamente: è costellato di flashback degli altri episodi (di cui si recuperano alcuni elementi e personaggi chiave), che hanno sul pubblico più affezionato un piacevole “effetto nostalgia” e su eventuali neofiti una funzione di spiegazione.

Nonostante una durata ampia (più di due ore e mezza) si rimane sempre in tensione e una sequenza in particolare, subacquea, è in grado di uniformare il tempo filmico con quello reale, coinvolgendo lo spettatore. Il regista Christopher McQuarrie (al lavoro su Mission: Impossible per la quarta volta consecutiva) dà prova di grande professionalità, portando in sala un prodotto piacevole da seguire, anche visivamente: non vi sono virtuosismi particolari ma una tecnica coerente con la narrazione che valorizza un ottimo lavoro di squadra. Complessivamente si tratta di un’opera di intrattenimento ben riuscita, complice il talento di Cruise, con una chiave di lettura più superficiale e una più profonda, un film pensato per la sala ma che contestualmente spinge a ripercorrere (forse circolarmente) le tappe precedenti di una saga tra le più interessanti del genere dell’action movie.