“Pasolini, un delitto italiano” (1995) di Marco Tullio Giordana è un film che unisce la cronaca alla memoria collettiva, interrogandosi su uno dei casi più dolorosi e controversi della storia italiana. Il regista, in occasione del restauro del film a trent’anni dall’uscita e nel cinquantesimo anniversario dalla morte dell’intellettuale, ha introdotto una proiezione del restauro, realizzato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Mediaset, presso la Casa del Cinema nel contesto della Festa del Cinema di Roma.
Giordana sceglie di raccontare non tanto la morte di Pier Paolo Pasolini quanto il processo, trasformando l’aula di tribunale in un luogo simbolico dove si riflette sull’Italia del dopoguerra, sull’ipocrisia e sulle paure che il poeta in parte incarnava.
L’omicidio di Pasolini, avvenuto nel novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, diventa così un espediente per analizzare le reazioni di un Paese diviso: da un lato, il moralismo e la violenza ideologica; dall’altro, l’amore e la difesa postuma di un intellettuale scomodo. Giordana si concentra su Pino Pelosi (Carlo De Filippi), il giovane accusato dell’assassinio, e sul suo avvocato, costruendo un racconto che alterna la sfera giudiziaria alla tensione politica.
L’impianto narrativo è rigoroso, si evita il sensazionalismo, preferendo uno stile vicino al documentario e un tono sobrio, quasi didascalico, che permette allo spettatore di interrogarsi più che di giudicare. L’attenzione ai dettagli di ambientazione – le periferie romane, le aule di tribunale, i volti comuni – restituisce con efficacia il contesto morale di un’epoca in cui la violenza era all’ordine del giorno.
Il film possiede una duplice forza: storica, nel voler restituire giustizia a una figura spesso travisata, ed etica, nel porre lo spettatore davanti alla responsabilità collettiva della memoria. Pasolini non è mai mostrato direttamente, è la sua assenza a riempiere la narrazione: il nulla attorno al suo corpo martoriato diventa metafora del silenzio di un Paese incapace di comprendere davvero cosa sia successo.
“Pasolini, un delitto italiano” è, dunque, in primis un atto di ricostruzione. Non ha l’intento di risolvere un mistero, ma di ricordare che dietro ogni verità processuale ne esiste sempre un’altra, più complessa e inafferrabile: quella umana.
Un film ancora oggi potente e necessario per comprendere uno tra i delitti più complessi della storia italiana novecentesca.
La proiezione è correlata alla mostra Pasolini. Anatomia di un omicidio: a Bologna, dal 30 ottobre all’8 febbraio alla Galleria Modernissimo
– il nuovo spazio espositivo nel cuore della città, a fianco dell’omonimo Cinema.




















