Nella sezione Gran Public della 19ª edizione della Festa del Cinema di Roma è stato proiettato Sharp corner: film diretto da Jason Buxton, presente all’evento con l’attrice Cobie Smulders.
La scena si apre con Josh e Rachel, coppia di coniugi, in macchina con il figlio Max intento a contare fino a cento, sperando di arrivare presto a destinazione. I tre si stanno dirigendo nella loro nuova casa, una deliziosa villetta, situata fuori dal centro cittadino per allontanarsi dallo stress, confidando in un nuovo inizio. In un primo momento sembrerebbe essere proprio così, Josh e Rachel si sentono felici dopo tanto tempo e si concedono ad un attimo di passione, ma esattamente in quel momento avvertono un feroce schianto, una ruota che entra dalla finestra distruggendo la parete del soggiorno e un ragazzo morto nel loro prato. La posizione della casa, proprio in una curva tagliente, fa sì che accadano molti incidenti, questo sarà infatti solo il primo di una lunga serie.
L’atteggiamento dei due nei riguardi dell’accaduto è fin da subito molto diverso: Rachel è alquanto schiva e preferisce non parlarne, Josh invece ne sembra profondamente scosso e si dedica alla ricerca di informazioni sul giovane, empatizzando con la famiglia. Tuttavia, la curiosità e l’interessamento si trasformeranno in una vera e propria ossessione morbosa, non solo nei confronti di quella prima vittima ma anche di quelli che seguiranno.

Qui gioca un ruolo fondamentale l’ottima interpretazione di Ben Foster che riesce fin dalle prime inquadrature a far trasparire dal suo volto emozioni nascoste, ad indizio di quello che sarà lo sviluppo del personaggio.
La storia diviene un thriller psicologico che mostra come Josh, insoddisfatto del suo lavoro e dei rapporti familiari, senta di non avere un vero controllo sulla propria vita. Vede così un’occasione di rivalsa, e un senso di potere, nell’essere l’unico spettatore degli incidenti, cercando inoltre di controllarli per poter soccorrere le vittime, ma finendo per perdere totalmente il controllo, cadendo in un vortice maniacale, che finirà per distruggere tutto ciò che aveva.
La discesa nella sua interiorità malata viene espressa anche registicamente con riprese che conferiscono un senso di claustrofobia, carrellate in avanti sul volto dell’attore, e soprattutto tramite tinte sempre più spente, rendendo l’aria densa e trasmettendo il lento procedere verso la follia. Sono ben realizzati gli eventi che riguardano Josh e gli incidenti, sebbene alcune vicende di sfondo risultino fin troppo accennate e avrebbero avuto bisogno di un maggiore sviluppo. Nel complesso però la tensione si mantiene alta per la durata del film rendendolo un thriller abbastanza solido.





















