L’Orso d’Oro del 75° Festival del Cinema di Berlino va al bellissimo film Sogni, del danese Dag Johan Haugerud. Si tratta della terza parte di una trilogia tematica sui rapporti umani: la prima parte è stata “Sex” (Sesso), presentato non in concorso a Berlino nel 2024 nella sezione Panorama. In seguito “Love” (Amore), proiettato in anteprima all’81ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel settembre 2024.
Si tratta di un dramma intimo e psicologico che esplora i sentimenti della diciassettenne Johanne (Ella Øverbye) quando si rende conto di avere una travolgente infatuazione per la sua giovane e affascinante insegnante Johanna (Selome Emnetu).
Il film segue la trama del racconto in prima persona della giovane, allorquando decide di fermare sulla carta la sua esperienza, proprio come le aveva ispirato un romanzo della fornita biblioteca della nonna Karin, nota scrittrice e poetessa, interpretata da Anne Marit Jacobsen.

Interessante notare come tutta la vicenda si svolge nell’arco delle tre generazioni di donne: Johanne, sua madre Kristin (Ane Dahl Torp) e la nonna Karin. Ognuna ben caratterizzata e individuale, ed è emozionante vedere come sia forte e influente il legame tra la nonna, una intellettuale aperta e tenacemente femminista, e la giovane nipote, che da lei trae volontà e autostima. Non che non sia importane anche la madre, ma quel ponte generazionale fa davvero riflettere.
Non pervenuti invece i maschi, o pervenuti poco o senza influenza o con influenza ignorata o negativa, come il terapeuta, verso la fine.
Una pellicola mai sopra le righe, che con delicatezza e sensibilità scava nei sentimenti, senza sensazionalismi da effetti speciali, senza pregiudizi né giudizi sessuali o razziali. Parla di una relazione forse vera, forse solo desiderata, fuori dagli schemi, ma in realtà parla della bellezza della letteratura, della capacità di trasmettere sentimenti, di ciò che sia lecito o legittimo pubblicare e di come la scrittura possa essere essa stessa una terapia. Alla fine, quello che conta è che il ricordo sia conservato e duri nel tempo. Come dice il regista, citando (forse) Éric Rohmer “Non si legge per cercare la verità, ma per trovare un posto tra le nuvole”. Ottima prova delle interpreti e alto riconoscimento per il sessantenne regista danese, che ha già all’attivo numerosi premi





















