Debutta al Lido, in Concorso, e in contemporanea al cinema distribuito da Lucky Red, Un film fatto per Bene di Franco Maresco, che racconta l’apocalittica e disastrosa genesi del film del regista su Carmelo Bene e, in un mosaico composito, provocatorio, a tratti surreale e metacinematografico, riflette sul fare cinema come un’impresa praticamente impossibile. Perché oggi “un film non si nega a nessuno”, ma non è in queste logiche che si muove il cinema di Maresco.

Come una sorta di investigatore, Umberto Cantone si mette sulle tracce di Franco Maresco dopo che il produttore Andrea Occhipinti ha staccato la spina al film su Carmelo Bene cui il regista stava lavorando tra un inconveniente e l’altro. Ciak che si ripetono all’infinito, ossessioni, continui ritardi, incidenti sul set: Occhipinti mette la parola fine, Maresco grida al “filmicidio” e fa perdere le sue tracce. Il viaggio di Cantone alla ricerca di Maresco, che parte da una Palermo popolata di figure singolari che hanno avuto a che fare col regista, diventa l’occasione per esplorare la figura di Maresco e riflettere sul cinema.

Tra narrazione documentaristica, commedia surreale, dramma e farsa, Un film fatto per Bene si muove in maniera non lineare e quasi vorticosa all’interno della genesi di un film “impossibile” e nei meandri della mente caustica e geniale di Franco Maresco, sfidando lo spettatore e lanciando aperti atti di accusa all’industria cinematografica con un’ironia graffiante e lucidissima. Sfugge i generi Un film fatto per Bene, non ha nessun interesse a lasciarsi incasellare e comprendere.

Creazione dentro la creazione, opera coraggiosa e anarchica che racconta Franco Maresco e rende omaggio alla figura di Carmelo Bene con un film che, per certi versi, sembrerebbe proprio un un’opera diretta da lui anzi che una su di lui. Un film tanto distruttivo, cinico e a tratti tragico quanto beffardo, (auto)ironico e divertente, catartico nel suo nichilismo, al quale è impossibile resistere.