Alla 40. Settimana della Critica arriva il film d’esordio dei registi Federico Cammarata e Filippo Foscarini. Con Waking Hours (tradotto: Ore di veglia) i due registi si “addentrano” nel buio pesto della tratta degli esseri umani, migranti che (in questo caso) vengono traghettati tra Serbia e Ungheria.
Prodotto da Roberto Minervini, Waking Hours è il racconto documentario di due registi che addentrandosi nella foresta per riprendere un evento naturale, la fioritura del tibisco, si trovano nel bel mezzo del transito di migranti verso l’Europa condotti dai loro trafficanti.
Oscurità, bagliori in lontananza, voci indistinte, spari, e ancora buio e voci. La macchina da presa resta in un punto in lontananza. Lo spettatore impiega un po’ prima di capire dove si trova e a quale tragedia stia assistendo.
Avrebbero dovuto fermarsi per qualche giorno, si sono fermati un mese circa guidati da una ONG che li ha aiutati a interagire con un gruppo di passeur afghani che vivono nei boschi da anni con il compito di accompagnare poveri disperati attraverso il confine serbo-ungherese, oltre una barriera di filo spinato elettrico.
Difficile da guardare, e da raccontare perché il formalismo diventa spesso puro tecnicismo. Ma è anche difficile da dimenticare per le atmosfere di tensione e disperazione che racconta.










