Venezia 69: “EL SHEITA ELLI FAT – WINTER OF DISCONTENT” di IBRAHIM EL BATOUT

Tre storie per una rivoluzione

Orizzonti
Gennaio 2011, piazza Tahrir, Il Cairo: nel luogo diventato simbolo della Primavera araba si riuniscono migliaia di manifestanti anti Mubarak. Attraverso le storie di una giornalista televisiva, un attivista e un funzionario di polizia la cinepresa segue l’evolversi della protesta in un viaggio tra presente e passato, fino alle radici dello scontento che ha portato alla rivoluzione.

Prima opera girata nei giorni immediatamente successivi agli scontri di piazza Tahrir al Cairo, il titolo internazionale del film di Ibrahim El Batout Winter of discontent trae ispirazione da un verso del Riccardo III di Shakespeare: Now is the winter of our discontent (ora è l’inverno del nostro travaglio). Espressione che i media adottarono durante una stagione di violenti scontri di piazza in Inghilterra alla fine degli anni Settanta.

Basandosi su storie vere ed esperienze personali, il regista e i due attori protagonisti (anche produttori), armati di telecamera, sono scesi in piazza Tahrir e dintorni il 10 febbraio 2011, pochi giorni dopo l’inizio delle proteste. Le date sono importanti, per comprendere un progetto guidato dalla volontà di raccontare a caldo sia “l’energia della rivoluzione”, sia la manipolazione dell’informazione.

In una buona prima parte del film le proteste non si vedono: i rumori arrivano attraverso una finestra della stanza in cui vive e lavora Amr, programmatore e oppositore di regime che dalla sua casa esce raramente. Le notizie ‘ufficiali’ sono filtrate attraverso reti televisive di stato, come quella in cui lavora la giovane Farah. Il regime agonizzante impone infatti di “minimizzare”, bloccando al contempo la circolazione delle informazioni attraverso i social network e internet, come viene deciso durante le concitate riunioni a cui partecipa il funzionario di polizia Adel.

Tre personaggi, tre storie, tre mondi i cui destini si sono intrecciati in passato, quando Amr, fidanzato di Farah, venne arrestato e fatto torturare da Adel. Espediente narrativo per un viaggio a ritroso negli anni che precedono la rivoluzione e spiegare il clima di terrore imposto dal regime.

Ibrahim El Batout è stato giornalista e cameraman in zone di guerra, e forse per questo le parti migliori del film sono, appunto, quelle con taglio più documentario, come le riprese in strada. Il racconto non segue una narrazione lineare, salta con eccessiva disinvoltura da un personaggio all’altro e procede a singhiozzo tra passato e presente. Incertezze in parte spiegate dal regista che ha accompagnato il film a Venezia: “Eravamo consapevoli di essere davanti a una rivoluzione e sapevamo di non poter raccontare tutto. All’inizio non avevamo idea del risultato finale, le riprese sono iniziate senza preparazione, sull’onda degli avvenimenti“. Improvvisazione che non sminuisce il contenuto e le emozioni che la storia trasmettono, ma lascia talvolta disorientato lo spettatore.

A più di un anno dalla fine della rivoluzione, resta nelle parole del protagonista Amr Waked un pizzico di amarezza per la situazione attuale in Egitto: “Una rivoluzione incredibile avrebbe dovuto portare alla democrazia” . Ma quell’energia rivoluzionaria protagonista del film lascia anche spazio alla speranza che l’Egitto, “come un pulcino, prima o poi crescerà e volerà“.

EL SHEIT ELLI FAT – WINTER OF DISCONTENT
Nazione: Egitto
Anno: 2012
Genere: Drammatico
Durata: 94′
Regia: Ibrahim El-Batout
Sito ufficiale: winterofdiscontentthefilm.com
Cast: Amr Waked, Salah Al Hanafy, Farah Youssef
Durata: 94′

Data di uscita: Venezia 2012