domenica, Giugno 7, 2026
Home Televisione Inside TV Vertigini narrative in “Lost” – parte II

Vertigini narrative in “Lost” – parte II

L'architettura cronologica della serie

[<< I PARTE ->11865]

Ma la scelta di far lasciare l’isola ad alcuni dei protagonisti e di operare un salto avanti nel tempo si è dimostrata un’intuizione narrativa felice anche per altre ragioni: la timeline degli eventi stabilisce da questo momento in avanti un nuovo t0. La serie ha un nuovo presente, che non coincide più con l’isola, ma ha inizio 3 anni dopo il ritorno da essa (Kate dice a Jack: “Sono 3 anni che cerco di dimenticare…”): tutto ciò che è accaduto nel frattempo – sull’isola e sulla terra ferma – richiederà, presumibilmente, un nuovo tuffo nella memoria e il ricorso alla collaudata strategia dei flashback.

I 3 lunghissimi anni di gap temporale che vanno dal ritorno a casa fino al fatidico momento in cui i protagonisti sentono la necessità (obbligo?) di tornare indietro, infatti, pongono nuovi scottanti interrogativi sul passato “post-isola” degli Oceanic Six (anche se a grandi linee qualcosa già sappiamo). Non solo. Viene da chiedersi anche come se la sono cavata coloro che sono tornati in maniera non ufficiale (Desmond, Lapidus e Ben), che fine ha fatto il gruppo di Faraday col gommone, che ne è stato di Juliet e Sawyer, ma soprattutto quali terribili cose sono successe sull’isola dal momento dello spostamento e quale destino essa ha riservato al suo nuovo leader John Locke e alla comunità dell’“eterno”, tanto affascinante quanto inquietante, Richard Alpert.

Infine, la decisione di spostare la narrazione a “3 anni dopo” si è rivelata una ghiotta occasione, o forse un voluto escamotage, per reintrodurre nello show il “piccolo” Walt. Inevitabile farlo uscire di scena dopo le prime stagioni, visto che sull’isola il tempo trascorreva lentamente (sono passati solo 108 giorni dal loro arrivo) mentre l’attore, in piena età dello sviluppo, cresceva in maniera incompatibile con il suo personaggio: questo salto in avanti consente agli autori di rimettere in gioco il suo enigmatico personaggio, sul quale ci sono ancora molti nodi da sciogliere. Il fatto che in questo season finale ce l’abbiano mostrato di nuovo (Walt va a fare visita ad Hurley nell’istituto d’igiene mentale di Santa Rosa e chiede perché gli Oceanic Six stiano mentendo) e il fatto che Jeremy Bentham alias John Locke abbia contattato anche lui per fare ritorno sull’isola, potrebbe significare che quest’ipotesi non è poi così peregrina.

La reintroduzione di Walt – così come l’uso diegetico dei tatuaggi di Matthew Fox nell’episodio 3×09, Straniero in terra straniera – è la dimostrazione della perfetta integrazione tra strategie produttive e uso sapiente dei meccanismi narrativi di una serie per la quale vale ancora l’ironico ma sincero suggerimento di Devin Gordon e della sua piccola guida pubblicata tempo fa sul Newsweek, intitolata How to Keep Enjoying Lost: “Stop clamoring for answers. Stop trying to figure it all out. Just watch the darn show. You’ll enjoy it more, I promise”. Non arrovellatevi, dunque, e non affannatevi nel tentativo di voler spiegare ogni cosa, perché spesso il gioco è più divertente della partita vinta e la ricerca regala più soddisfazioni della conquista. Qualunque mistero, una volta risolto, perde un po’ del suo fascino…