È il Teatro Comunale di Vicenza ad ospitare la prima regionale del nuovo lavoro di Francesco Marilungo, dal titolo Cani Lunari, progetto vincitore del Premio CollaborAction – Network Anticorpi XL. La serata scelta è domenica 15 febbraio, alle ore 20:45, mentre nel tardo pomeriggio di sabato 14 si svolgerà la masterclass Epifanie anatomiche con il coreografo, aperta a tutte e tutti (a partire dai 14 anni).
La ricerca di Marilungo parte dall’osservazione dei fenomeni atmosferici legati alla luna che la tradizione popolare leggeva come presagi di tempesta, ma che erano anche segnali di passaggio, varchi visivi verso l’invisibile. Nei mesi invernali, infatti, quando la luna è piena o quasi, può capitare che la sua luce venga rifratta dai cristalli di ghiaccio presenti nelle alte nubi generando un alone circolare attorno al satellite con due bagliori simmetrici ai lati: i cani lunari.
A partire da questi ultimi, il progetto coreografico si immerge in un immaginario radicato nel femminile arcaico, nei saperi magici, nei corpi estatici. Un’indagine sensibile attorno alla figura della strega, della guaritrice: non come residuo folklorico o stereotipo demonizzato, ma come emblema di un sapere marginale e potente, che resiste alle logiche dell’utile e del visibile.

Attraverso il dialogo tra materiali d’archivio, testimonianze orali, iconografie folkloriche e pratiche corporee, Cani Lunari costruisce un rito performativo in cui il corpo danza la trance, l’estasi, la metamorfosi. Le performer con in mano corvi imbalsamati – anime fuoriuscite, animali guida, spiriti della soglia – compiono gesti sospesi tra rito e finzione, magia e gioco teatrale. Il movimento si nutre di frammentazioni, zoppie, gesti arcaici e improvvisi slittamenti verso l’animalità, evocando un mondo in cui il confine tra umano e ultra-umano è poroso e mobile. L’anima, uccello o fiato, esce dalla bocca, vola, si stacca e poi ritorna nel corpo. Come nelle confessioni estorte alle donne perseguitate – spesso visionarie, narratrici, guaritrici – il corpo diventa racconto, rito di guarigione, esercizio di sopravvivenza.
Il paesaggio sonoro, firmato da Vera Di Lecce, intreccia elettronica e suono naturale, canti orali e formule magiche, in una partitura sospesa tra il terrestre e il divino.






