Per il Fuorisalone 2026 il tema Essere Progetto non solo celebra attivamente il design come meta di un processo/viaggio creativo, ma lo osserva nel suo divenire continuo, in quello spazio liminale in cui memoria e futuro non sono opposti, ma matrici magmatiche che si influenzano vicendevolmente. Gli eventi sono complessivamente più di 600 e hanno luogo in palazzi storici, musei, attività commerciali, vie e piazze di tutta la città.
La cornice storica di Palazzo Donizetti ospita L’Appartamento di Artemest, una costruzione ambientale a tappe che mette in scena l’abitare come racconto stratificato, ispirandosi al Grand Tour settecentesco. L’Italia, il cui artigianato viene assunto come linguaggio riconoscibile e identitario, veste, dunque, i panni di musa ispiratrice per designer internazionali. Non solo visione – della storia e del presente – ma anche ascolto: la visita, infatti, si configura come esperienza multisensoriale anche in virtù dei brani scelti come sottofondo, i quali restituiscono completezza al progetto.

L’iconico sistema modulare USM Haller, riconosciuto come opera d’arte dal MOMA di New York nel 2001, si confronta con lo spazio museale della Fondazione Luigi Rovati, costruito attorno alla cultura materiale (in particolare arte etrusca e moderna e contemporanea). Il dialogo tra modularità profondamente novecentesca e stratificazione archeologica produce una tensione equilibrata, dove il progetto abbraccia lo spazio, lasciando emergere l’idea di un design sempre in evoluzione, mai definitivo.


All’Istituto dei Ciechi, Anima Mundi viene proposta un’esperienza che si configura tramite percezione, suono, e orientamento. Accanto al passato, da cui si attinge per luogo e tema, si affiancano diverse tecnologie e l’intelligenza artificiale.
Nei giardini di Villa Necchi Campiglio, Gaggenau costruisce un intervento che, elegantemente, per sottrazione, si concentra sull’antitesi tra buio e luce. Installazioni e prodotti si inseriscono nel contesto urbano – che a sua volta ne contiene uno naturale, come un polmone verde tra le architetture urbane di diverse epoche – senza alterarne l’equilibrio: si ridefinisce così, armonicamente, la relazione tra tecnologia e natura. Il progetto si misura con l’eredità identitaria e storica del luogo, suggerendo un’idea di innovazione che non coincide con la rottura.
Alla Triennale il tema trova una delle sue declinazioni più articolate e polimorfiche. Il museo e i suoi numerosi spazi si configurano come dispositivo di rilettura della memoria visiva, dove il materiale storico non è conservato in forma neutra ma riattivato attraverso nuove associazioni. Il passato viene trattato come paradigma da rispettare ma anche da ritenere mobile, disponibile a essere interpretato secondo logiche urgenti. L’Archivio, Centro Studi e Ricerca – il cui nome Cuore è fortemente rappresentativo di questa politica – con la mostra The Silent Pioneer di Frans Dijkmeijer, il Museo del Design Italiano con la sua collezione permanente, le mostre e installazioni The Eames Houses, Alphabet, Il ritmo dell’occhio, Continuum: From Archive to Living Art, Light in Matter (e molte altre) sono il perfetto punto di sintesi dell’idea di pensare il design come continuo rinnovamento e valorizzazione di un glorioso passato.
Nel complesso, la corrente edizione del Fuorisalone sottolinea come progettare significhi immaginare e mettere in atto un processo costante di rimediazione tra ciò che viene ricordato e ciò che afferisce alla sfera del possibile. Essere Progetto diventa, così, una condizione di passaggio, veloce ma inteso, un po’ romanticamente una metafora della vita stessa.





















