Grand Ciel è il nome di un quartiere in costruzione in Francia: un distretto tecnologico, costellato di grattacieli, che promette di essere ecosostenibile e inclusivo, di dare benessere e lavoro a chiunque ne necessiti.

Al lavoro nel piano più basso dell’edificio più alto, vi è una squadra composta da quattro immigrati e un francese, Vincent (Damien Bonnard).

È lui il protagonista della vicenda: ultimo arrivato in cantiere, lavora sodo nel logorante turno notturno, sognando di poter comprare una casa dove vivere con la compagna e il figlio di lei.

Sul lavoro tutto si complica quando uno dei colleghi del gruppo sparisce nel nulla, e si iniziano a notare misteriosi problemi strutturali proprio al sesto piano sottoterra. I superiori, inoltre, non sono collaborativi e, pur di evitare problemi di ampia portata, danno il via a dinamiche contro l’etica umana.

 Si tratta di un film con una struttura narrativa solida, caratterizzata da una tensione sempre crescente. Il soggetto è di per sé realistico, se non fosse per un unico elemento onirico che attira l’attenzione e aggiunge suspense (oltre a dare un’ulteriore spiegazione al titolo).

Dal punto di vista tematico, la pellicola può considerarsi di denuncia sociale: sfruttamento del lavoro, false promesse e specchietti per le allodole, diseguaglianze sociali e discriminazioni per gli extracomunitari, lavoro precario (con una riflessione, seppur marginale, sulla condizione della donna).

Visivamente il film si divide in due sezioni, che cronologicamente si alternano ciclicamente: da una parte le sequenze notturne, quasi del tutto ambientate nei sotterranei del grattacielo, i colori sono freddi, le inquadrature claustrofobiche. In contrapposizione i momenti girati di giorno, in cui Vincent torna a casa, stanchissimo, e dorme: nonostante l’uso di alcune tinte più calde, come il marrone, prevale sempre un’atmosfera di rassegnazione, un grigiore costante, emerge lo stato d’animo del protagonista.

Il film percorre un doppio binario anche se si analizza il protagonista diviso tra vita personale e professionale: i due aspetti, inevitabilmente, sono legati, soprattutto da metà film in poi, culminando in una scena poco prima della fine, in cui il lavoro fagocita del tutto la sfera privata di Vincent.

Un’opera realizzata con coerenza, che veicola contenuti sociali: è adatta, pertanto, a cineforum e lezioni (soprattutto nelle scuole secondarie di secondo grado). Il rischio è di risultare forse un po’ retorica e ripetitiva – il tema dello sfruttamento nei luoghi di lavoro è centrale nel panorama cinematografico francese, si pensi ad esempio a Making of, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2023.