Un giallo psicologico intenso e avvincente, realizzato con attenzione a ogni dettaglio, con immedesimazione e verosimiglianza eccezionali.

Fin dal titolo il film ci introduce nell’ambiguità e nel dubbio: “Il bambino della mamma”, non, come istintivamente si direbbe, “la mamma del bambino”.

Julia (interpretata da una meravigliosa Marie Leuenberger), quarantenne, è un’affermata direttore d’orchestra, mestiere raro per una donna. D’intesa con il marito Gerog (un convincente Hans Löw) effettua l’inseminazione artificiale presso la clinica privata Lumen Vitae, diretta da un enigmatico Dottor Vilfort (Claes Bang, anche lui perfetto per la parte), che “mantiene sempre quello che promette”.

Dopo un parto difficile a causa del cordone ombelicale al collo, il bambino viene subito portato subito via per accertamenti e quindi restituito ai genitori in perfetta salute.

Ma, mentre Julia nutre sospetti sul medico, sul bambino e sulla clinica, gli altri, marito incluso, la ritengono depressa, se non pazza, e dubitano dalla sua capacità di essere madre. Il film è disseminato di indizi controversi, a partire dall’ambiguo axolotl, la salamandra allo stato larvale che somiglia a uno spermatozoo e che nel film, come nel videogioco Minecraft, divora un suo simile.

Da qui partono i piani dell’interpretazione psicologica: I sospetti di Julia sono basati su fatti reali oppure sono solo il frutto di una sua depressione post partum? O non sarà invece altro….

La regista e sceneggiatrice austrica Johanna Moder, nata nel 1979, con questo intenso e interessante dramma partecipa per la prima volta in concorso alla Berlinale 2025.