One woman one bra è il primo lungometraggio della regista Vincho Nchogu presentato all’interno della categoria Biennale College Cinema dell’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Nel villaggio di Sayit gli abitanti stanno finalmente per ricevere le carte che li dichiari i legali proprietari delle prorie terre. Ciò, però, preoccupa la trentottenne Star poichè non avendo nè marito nè figli e non conoscendo le proprie origini non può vantare suddetto diritto nè sopra la casa in cui abita e nemmeno sulle proprie terre. Inizia quindi delle disperate peripezie nel tentativo o di ritrovare la famiglia d’origine o, quantomeno, di trovare il denaro per cercare di acquistare quei beni che altrimenti le verrebbero tolti. Trova un primo barlume di speranza quando si riconosce, grazie ad una voglia sulla guancia, su una foto che la ritrae bambina che, oltre a lei, immortala anche una mano sulla sua spalla con dei particolari segni tribali. Parallelamente alla ricerca disperata della madre, che porta la protagonista anche a contattare il fotografo che ha scattato quel ritratto, Star tenta anche altre strada, ad esempio chiede ad un amico di sposarla e firma con un’associazione un accordo, che però aggraverà la sua posizione di fronte alla comunità.
Star è sicuramente una persona che all’interno della comunità è stata ghettizzata ed emarginalizzata fin dalla giovane età: è l’orfana che non si è mai sposata e che non ha figli, una donna che non ha nè famiglia di origine nè altro contesto familiare in cui potersi inserire. Risulta subito strano come una comunità piccola come quella di un villaggio non sappia le origini della protagnosta o almeno chi l’abbia cresciuta.
L’atteggiamento adottato soprattutto dalla altre donne nei confronti di Star si potrebbe descrivere come inerte o, almeno, così è fino a che queste non fiutano un rendiconto economico. Però, quando questo nel concreto non si verifica, non si fanno troppi problemi a saccheggiarle casa e nemmeno le parole sofferenti della donna, che denuncia e le addita per tutto quello che le hanno fatto per l’intero corso della sua vita, fa loro demordere.
One woman one bra ha delle solide basi, ma che spesso si sviluppano in maniera incerta o, addirittura, troppo frettolosa, forse errori adducibili al fatto che la pellicola è il primo lungometraggio della regista Vincho Nchogu.










