Roya, di Mahnaz Mohammadi

Clandestina dall'Iran

Quando si assiste a una pellicola come questa, non si può più dire “non sapevo, non è la mia battaglia”. Questa è la battaglia di tutte le donne e anche di tutti gli uomini che combattono insieme nel mondo per una società giusta, libera, in pace. Una battaglia contro dittature sanguinose, dispotismi mascherati da religione, crudeltà mostruose che pretendono di tutelare il decoro e l’ordine.

La regista mostra una vicenda che è una parte della sua stessa vita, di lei detenuta per cinque anni nella famigerata prigione di Evin a Teheran. “Sono una donna e una regista: queste sono due ragioni sufficienti per essere trattata da criminale in Iran”: così si presentò in un messaggio che lesse in sua vece il regista greco Costa Gavras al festival del cinema di Cannes nel 2011; parole che riassumono il senso anche di questo film.

Anche se però in effetti Roya, la protagonista, è una insegnante, questo non cambia il risultato. Si tratta anche in questo caso di una categoria sotto attacco, perché in grado di pensare e di diffondere pensiero, la cosa più pericolosa e dannosa per una dittatura che vive sull’obbedienza ottusa.
Roya (intrepretata potentemente dall’espressiva e magnifica attrice turca Melisa Sözen) vive nei tre metri quadrati della sua cella in quella prigione ormai tristemente nota in Italia e nel mondo, dove le prevaricazioni più orrende e i ricatti più vigliacchi sono all’ordine del giorno, insieme con menzogne e ogni altra lordura che menti umane perverse e represse riescano a escogitare.
Il vissuto da prigioniera, il ricordo del passato da oppositrice, la riacquistata libertà sono i momenti che si intrecciano e si sovrappongono, collegati da fili conduttori: terrore costante, irrinunciabile necessità di lottare, incubi che ritornano con i ricordi che riaffiorano a ogni frusciar di foglia.

Mahnaz Mohammadi, nata a Teheran nel 1975, è regista e ha girato documentari sulla difesa dei diritti delle donne in Iran. Più volte perseguitata e arrestata per “minaccia alla sicurezza nazionale” e “propaganda contro il regime”, vive sotto sorveglianza e restrizioni. Ha debuttato nel lungometraggio di finzione nel 2019 con il film Son-Mother, che vinse il premio speciale della giuria del concorso “Alice nella città” in occasione della Festa del Cinema di Roma del 2019. Ha diretto questa sua seconda opera di fiction nel 2025 in clandestinità. Al momento vive fuori dell’Iran, per poter portare a compimento i suoi lavori.

Il film è stato presentato in anteprima al Festival del cinema di Berlino del 2026 nella sezione Panorama. In uscita prossimamente nei cinema italiani: da non perdere.

  • Data di uscita: 18 febbraio 2026
  • Genere: dramma
  • Durata: 92′
  • Anno: 2026
  • Paese: Germany, Czechia, Luxembourg, Iran 
  • Produzione: PakFilm, Hamburg, Germany; Media Nest, Prag, Czechia; Co-produced by Amour Fou Luxembourg; Filminiran, Teheran, Iran
  • Distribuzione: Totem Films, Paris, France