Un docufilm – biopic generoso e affettuoso dedicato a Marlon Brando.
Non è la storia della sua vita, certo, che sarebbe molto più complessa, travagliata a e lunga. È invece il racconto di una amicizia profonda e sincera scaturita da un rapporto di lavoro tra due persone che non avrebbero potuto essere più diverse: il fulmicotonico Marlon Brando e Bernard Judge, architetto composto e rigoroso (ma nel suo campo geniale anche lui), che tra il 1969 e il 1974 fu incaricato di costruire la casa e l’albergo di Brando in quell’arcipelago paradisiaco, dove l’attore americano aveva recentemente acquistato l’atollo di Tetiaroa.

Judge, nato a New York nel 1932 (deceduto a 90 anni nel 2021), nel 1969 fu incaricato per un lavoro nelle Antille perché si stava già distinguendo per ardite innovazioni e per ricerche, allora all’avanguardia, nell’architettura ecologicamente sostenibile, nel riciclo dei rifiuti e in tutti gli argomenti che oggi sono emergenza ma allora attiravano solo pochi illuminati. Uno di questi pochi era Marlon Brando, che lo conobbe a Tahiti e che lo volle come progettista per la casa dei suoi sogni. Negli anni successivi, sull’esperienza di quel lavoro, che durò fino al 1974, Bernard Judge scrisse il libro che dà il titolo al film.
Anche se poi Brando lo licenziò, i due rimasero amici fino alla fine e lavorarono insieme poi in altri progetti.
È a quel libro, corredato di molte immagini, che il regista Bill Fishman si è ispirato per l’omonimo film presentato al Torino Film Festival 2024 in anteprima mondiale. Un ulteriore omaggio a Marlon Brando per concludere il festival all’insegna del centenario della sua nascita.

Il film evidenzia aspetti della personalità di Brando visti non da una fan, né da altro divo e nemmeno da un esperto di cinema, ma da uno totalmente estraneo a quel mondo.
Così, nel luogo più bello della terra – o comunque tra i più belli – Marlon Brando aveva forgiato la sua visione del mondo e il suo concetto di amicizia: voleva che nel suo paradiso remoto nessuno gli chiedesse un autografo o una foto, voleva circondarsi di quella stessa normalità dell’“ordinario” architetto Judge, che tuttavia aveva una famiglia affettuosa, fedele e presente, cosa che invece l’attore non riuscì mai veramente ad avere.
Oltre a mostrare un Marlon Brando avanti sui tempi, capace di spendere moltissimi dei suoi soldi per difendere i suoi principi sui diritti umani e per la difesa dell’ambiente, il film “è una opportunità per mostrare la cultura polinesiana – dice la bellissima tahitiana Heiae Touniou, che impersona Tarita – che offre un modo di vita molto semplice e naturale.”
Una pellicola godibilissima, che scorre con continui scorci di luoghi stupendi, dialoghi interessanti e arguti, con quel senso del paradosso e con quella “comica follia del dottor Stranamore” come dice il regista Bill Fishman che dice di essersi ispirato anche a Kubrik.

Il protagonista Billy Zane (nato a Chicago nel 1966 da famiglia di origine greca) mostra una somiglianza con Brando impressionante e, essendo anche produttore del film – ha scelto di devolvere una parte degli incassi alla Tetiaroa Society, una organizzazione non profit che ha reso Tetiaroa il luogo più sostenibile del pianeta, secondo le volontà di Marlon, e guidata da un Consiglio di Amministrazione composto anche da una delle sue figlie, Rebecca.
Una curiosità: le scene nei film citati non sono autentiche bensì tutte realizzate, con maniacale aderenza alla matrice, a Pasadena in California.