domenica, Giugno 7, 2026
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I cofanetti di “Lost” – parte II

Tra DVD e peer to peer: le nuove frontiere della televisione

E’ Lost la serie tv più amata dagli italiani nel 2008, con un posto da primato nella classifica delle serie tv più vendute in DVD redatta da GFK (la quarta società di ricerche di mercato del mondo). La terza stagione completa, a sei mesi dall’inizio dell’anno, e’ ancora saldamente al comando della Top Ten 2008.

Ma l’enorme attrattiva dei cofanetti DVD è data anche da quei contenuti speciali che, in fin dei conti, vengono visti soltanto dai veri “Lost maniac” (e che dire degli Easter Eggs[Così sono chiamati gli extra dei DVD, nascosti in tracce spesso difficili da scovare e alle quali è possibile accedere soltanto attraverso una particolare combinazione di comandi.]?) . Ore di interviste, backstage, scene eliminate, aneddoti sul cast e sulla produzione permettono infatti agli spettatori di entrare a far parte del Lostverse e promettono loro un viaggio alternativo sull’isola che mescola finzione e svelamento del trucco, senza però intaccare minimamente la passione per la serie. Inoltre Bandirali e Terrone evidenziano giustamente che la diffusione del DVD ha permesso di considerare la serie (o almeno la stagione) come un’opera unitaria, compensando la pluralità dispersiva della programmazione Tv e consegnandola ad un più rigoroso lavoro di analisi e critica.

Il digitale, dunque, apre nuove frontiere nel processo di visione ed è solo grazie ad esso che oggi abbiamo la possibilità di soffermarci su singoli fotogrammi e di coglierne la portata informativa all’interno del testo. Si pensi a quell’unico, indistinto frame in The Man Behind the Curtain (3×20) che, grazie al suo congelamento, rivela la figura spettrale di Jacob, misterioso leader degli Altri, la cui visione è impercettibile e dunque preclusa al semplice spettatore su piccolo schermo, dal momento che essa può essere colta solo grazie al fermo immagine. Oppure, ancora, si pensi ai velocissimi fotogrammi che scorrono sullo schermo in Not in Portland (3×07), immagini che costringono Karl, almeno quanto lo spettatore a un mental overload che solo la paziente e sistematica opera di freeze-framing può sciogliere, rivelando una quantità immensa di informazioni.

Tuttavia accade non di rado che, emulando la struttura del DVD, gli autori inseriscano questi frame a scopi puramente ludici: in puro stile Easter Eggs, queste immagini sono un piccolo regalo teso a gratificare i lost-addicted e la loro maniacale ricerca di particolari rivelatori. La tecnologia, dunque, tende a insinuarsi nel testo, modificando persino l’estetica del prodotto seriale (e non viceversa).

Alla luce di quanto detto sinora, pertanto, possiamo ancora affermare con certezza che le serie sono prodotti “televisivi”? Oppure esse acquisteranno progressivamente autonomia da quel medium che, pur avendole generate, si dimostra talvolta incapace di ospitarle senza rivelare i propri limiti e la propria rigidità nei confronti di prodotti che esigono una fruizione sempre più elastica e flessibile? E’ lecito aspettarsi che le serie confluiscano in maniera definitiva verso nuovi territori mediatici in grado di accoglierle, nel rispetto della loro peculiarità di testo unico (la stagione) e tuttavia scomponibile in unità fortemente interdipendenti tra loro (le puntate)?

Una cosa è certa e cioè che – per usare le parole del geniale creatore di Lost, J.J. Abrams – “una serie così serializzata avrebbe vissuto tempi difficili prima della banda larga, dei nuovi sistemi di registrazione digitale e prima dell’avvento del DVD”.