Daniele Dupuis è noto nel mondo musicale come Megahertz, polistrumentista, autore di musica elettronica prevalentemente analogica. Megahertz è una figura che non passa certo inosservata nel panorama della musica italiana. NonSoloCinema l’ha incontrato nel suo studio, l’ antro magico dove elabora le sue creazioni.
NSC: Come ti descriveresti musicalmente?
R: Potrei dire…continuo ricercatore di territori a me nascosti. Daniele Dupuis canta e suona il basso nei Versus, mentre Megahertz può esplorare e contaminare altri territori, ricercare suoni di sintetizzatori. Potrei definire Megahertz un operaio della musica. Megahertz non vuole essere protagonista, la musica deve essere l’unica protagonista. Per fare musica ci vuole molta disciplina. Io studio, ricerco, elaboro. Il concerto è il momento in cui porto fuori quello che faccio in studio, come se andassi a trovare degli amici. Quello che esce sono io.
NSC: Quindi per te il live è, in un certo senso, il momento della verità…
R: Il live per me significa portare il mio laboratorio dal vivo, senza preoccuparmi della quantità di pubblico. Cerco, anche se c’è tanta gente che mi ascolta, di vivere il concerto con leggerezza. Io uso strumenti analogici, quindi ogni concerto è diverso. I suoni non escono mai esattamente uguali. E dal vivo c’è, naturalmente, la possibilità di sbagliare. Ma io credo che si debba onorare l’errore. L’errore può sembrare una cosa voluta. Bisogna saperlo fare l’errore. Se si riesce a mascherare l’errore, lo sbaglio può trasformarsi, inaspettatamente, in una cosa bella musicalmente. Il momento del concerto mi piace. Dovrebbe essere l’unica vera fonte di guadagno dei musicisti. I dischi dovrebbero essere gratis, e la scelta di chi può vivere di musica, dovrebbe avvenire solo attraverso i concerti. Chi è in grado di fare dei buoni live, può guadagnare e può essere considerato un musicista.
NSC: Hai varie collaborazioni all’attivo, con Morgan, con Max Gazzè. Come riesci a combinare il tuo percorso artistico con quello di un altro musicista?
R: Cerco sempre un punto di unione. Io faccio musica elettronica e mi sono reso conto che il mio approccio riesce ad adattarla perfettamente con le canzoni in italiano. Con Morgan ho iniziato a collaborare nel 2003 con il suo primo album da solista. Anche lui ama la musica elettronica e c’è sempre stato uno scambio equo di idee. Con lui ho imparato molte cose sulla musica elettronica dal vivo. Con Max Gazzè abbiamo riarrangiato i suoi pezzi con strumenti elettronici analogici. Ora sto collaborando con Claudio Coccoluto per un progetto di contaminazione tra la musica da dj e la musica elettronica suonata live. Lavoro anche su remix, arrangiamenti e produzione di gruppi. Mi piace molto l’idea di sentire un brano e dargli un vestito adatto. Mi sento portato per questo. Tutto quello che faccio deriva da un interesse interiore. Ragiono a lungo termine. Non mi interessa prendere un lavoro per il guadagno o per la fama del momento. Preferisco costruire un percorso a lungo termine. Il fulcro è il mio studio. É la base dove concretizzare le mie idee. Mi piacerebbe farlo diventare l’unico punto del Veneto dove si possono trovare certe attrezzature e certi strumenti. In modo che chi sceglie di venire a produrre qui, sa che può trovare qualcosa che dalle altri parti non trova.
NSC: Hai partecipato anche alla colonna sonora del film Il caso dell’infedele Kiara di Roberto Faenza. Com’è stata questa avventura cinematografica?
R: Mi sono stati chiesti dei piccoli interventi elettronici. Ma poi il brano Don’t leave me cold, con la collaborazione di Laura Chiatti e Claudio Santamaria è stato scelto per i titoli di coda. Il brano è una ballad elettronica in inglese, ed è strano che un brano in inglese sia stato scelto per un film italiano. É stata la mia prima esperienza cinematografica, ma non mi sono trovato in difficoltà. Anzi. A me è sempre piaciuto sonorizzare le immagini. Prendere spunti dalla storia, dalla location e creare della musica. Mi piace l’idea di poter dare un’atmosfera a quello che si vede.
NSC: Usi molti strumenti analogici nella tua musica. E sei riuscito a risvegliare l’interesse nei confronti del theremin…
R: Si, ho iniziato con il theremin nel 2003. Ho sentito subito che potevo interagire con quello strumento, che sarei riuscito a ricavarci qualcosa. Credo sia questione di indole, di approccio. Anche perchè con strumenti come il theremin e i sintetizzatori analogici tutto sta nel tuo approccio. Non c’è una tecnica che puoi imparare per poterli suonare. Devi capirli e dedicarti a loro. Mi piace scegliere strumenti che non ha nessuno. Sono generatori di suoni. Gli strumenti analogici hanno un’anima. Se li tratti bene e hai l’indole giusta, ti danno molto. Hanno un carattere preciso rispetto ai virtual instrument. Il suono che si riesce ad ottenere dagli strumenti analogici deriva sostanzialmente dal rapporto uomo/macchina. É il modo in cui si riesce a gestire questo rapporto che dà il risultato insieme allo studio e all’impegno con cui ti ci dedichi.
NSC: Hai molte idee, il tuo universo musicale è in continua espansione…Qualche progetto per il futuro?
R: C’è un disco in uscita a settembre, che mi ha preso molto tempo e che indaga il rapporto uomo/macchina di cui parlavo prima. Il disco dovrebbe essere anticipato dall’uscita di un singolo in estate. Mi piacerebbe suonare nei club di Londra. Credo di avere il sound adatto. Là ragionano in maniera diversa. Se sei bravo e funzioni, sei considerato e hai la possibilità di suonare. In Italia non sempre è così. Per questo mi piacerebbe girare per l’Europa e portare la mia musica nei club. La mia musica potrebbe essere considerata pop-dancefloor: la forma canzone ma con uno stile da club. Uscirà anche il disco dei Versus, di cui faccio parted a anni come bassista e cantante. Sarà un disco con sonorità inglesi. Dovrebbe uscire anche questo a settembre.
NSC: Hai due dischi in uscita in un periodo in cui il mercato discografico sembra essere in crisi, i tantissimi musicisti emergenti generalmente si lamentano di non riuscire ad avere la possibilità di farsi conoscere…
R: Credo che la selezione sia in parte giusta. Cè la concezione che la musica elettronica sia alla portata di tutti, ma non è così. Non basta avere un computer per saper fare musica elettronica che abbia un valore. Sicuramente anche i discografici fanno degli errori. Spesso non seguono progetti validi, dove c’è chi lavora davvero per passione e con capacità, per seguire chi appare in tv. Ormai sembra che se non sei in tv, non esisti. Forse cose musicalmente più interessanti si trovano nei locali e non nei casting in tv. Per il resto credo sia giusto che ci sia tanta selezione. Per poter pubblicare un disco, bisognerebbe essere sicuri di essere almeno a un livello di partenza. Purtroppo molti credono di poter fare musica, il mercato è confuso e passa solo ciò che è in tv.
NSC: I talent show dunque contribuiscono alla confusione…ma, a tuo parere, servono a qualcosa?
R: Credo siano rivolti a un pubblico over 50, alle famiglie, a tutte quelle persone che quando guardano questi programmi pensano che quella sia la musica. Di base c’è la presunzione della tv di dare una svolta che invece non arriva mai. La musica sicuramente è un’altra cosa. Si potrebbero fare delle trasmissioni sulla musica. Forse basteerbbe andare in un conservatorio… Comuque non seguo i talent show, mi tengo solo informato di cosa succeed, di come funzionano. Decide il pubblico in quelle trasmissioni. Ma come fa a decidere chi magari non è mai uscito a comprare un disco? Certi programmi danno l’illusione che tutti possano farcela. Ma non è vero. Non può essere così. La musica non è per tutti, come non lo è la pittura. Non tutti sono in grado di dipingere. Non tutti sono in grado di fare musica.
INFO:
www.myspace.com/megahertzspace






