Circa cento studenti hanno assistito questa mattina alla lezione di cinema che Sandro Petraglia ha tenuto al Warner Village Metropolitan nell’ambito della rassegna Parole di Cinema. Lo sceneggiatore romano ha raccontato i suoi inizi e il passaggio dal ruolo di critico e studioso di Pasolini fino a quello di regista e poi sceneggiatore: “Conoscevo Bellocchio e avevo lavorato con lui a Matti da Slegare. A quel punto volevo fare il regista. Poi arrivò l’incontro con Moretti e la nostra collaborazione per scrivere Bianca e La Messa è finita e decisi di prendere la strada della sceneggiatura, la mia strada. Alcuni sceneggiatori, penso ad esempio a Billy Wilder, passano dalla scrittura alla regia perchè sono insoddisfatti di come il copione viene realizzato dai registi, si lamentano per abitudine, ma io amo stare in studio, con i miei libri”
Petraglia si è poi soffermato sulla nuova generazione di sceneggiatori e sul suo rapporto con la tv: “Credo poco alle scuole di sceneggiatura, penso che possano insegnare la tecnica, ma quella puoi impararla anche da solo, l¹importante è che poi uno abbia delle idee, delle cose da dire e sappia servirsi del linguaggio. Il rapporto con la tv? Io e Sandro Rulli (il suo collaboratore in tutti i lavori realizzati, ndr) abbiamo cominciato in un momento in cui c¹era una netta separazione tra chi scriveva per la tv e per il cinema. Ma noi, anche per motivi ideologici, avevamo voglia di scrivere per il piccolo schermo anche per non lasciare la tv Œin mano al nemico”. Ci capitò l’occasione della Piovra nel 1987 e ci piacque subito perché, al di là delle letture politiche, potevamo mescolare tanti generi, dal poliziesco al giallo fino al melò. In generale quando scrivo per la tv cerco di essere più semplice possibile stando però attento a non essere banale”.
Lo sceneggiatore romano ha parlato anche delle sue letture ³amo molto Valeria Perrella, la napoletana premiata al Campiello dello scorso anno² e della nascita di un film descrivendo la genesi de Il Ladro di Bambini: “Non sempre si parte da un¹idea di soggetto. Per quel film Angelo Rizzoli fissò un incontro a me e Rulli con Gianni Amelio e cominciammo a pensare ad alcune idee. Dopo molti incontri io vidi una foto su L¹Espresso con un carabiniere che portava via una bambina in un servizio sulla prostituzione minorile a Milano. Da lì venne l¹idea di lavorare al soggetto”.
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