31° TFF – Replica del direttore del TFF, Paolo Virzì

Lettera aperta del nuovo direttore artistico del Torino Film Festival

Torino- 20 novembre, 2013. “Vorrei solo precisare che non mi è mai passato per la testa dire o pensare che Scarlett Johansson abbia percepito un qualsiasi tipo di compenso, oltre invece alla calorosa, dovuta e meritata accoglienza. Posso raccontare cos’ho detto davvero?

In una sala del consiglio comunale torinese, dove veniva presentato il programma del festival di qui, a chi mi ha domandato come mai, dal momento che programmiamo un film con De Niro, Morgan Freeman, Kevin Klein e Michael Douglas non abbiamo invitato questi popo’ di attoroni ma solo il regista, ho spiegato che un certo calibro di superstar hollywoodiane comportano dei costi inaffrontabili per un festival come il nostro. Ho raccontato il caso specifico che mi è capitato di affrontare nella mia prima volta da direttore artistico di questo festival, di una graziosissima dark comedy con Julia Roberts e Meryl Streep per presentare la quale alla nostra serata d’apertura ci era stata fatta presente l’eventuale disponibilità delle due grandi attrici a venire come ospiti. Ho cercato di spiegare che tra costi tra due voli privati, una decina di persona a testa di staff, il servizio di security ed altro siamo arrivati presto a calcolare una spesa di almeno 500.000 dollari. Costi a carico delle distribuzioni? Nessun distributore italiano è più disposto ad investimenti di promozione di questa portata, e tantomeno i produttori Usa intendono investire budget importanti nel lancio di un film in Italia attraverso un festival. Di conseguenza tocca al festival stesso caricarsi di una parte importante di queste spese. E quindi ho invitato i signori del consiglio comunale torinese a guardar con più attenzione Scarlett Johansson o George Clooney quando sfilano sul tappeto rosso, perché devono sapere che stanno sfilando un mucchio di soldi, e che spesso quei soldi vengono dal budget di un festival, il cui grosso delle risorse è in genere, come sappiamo tutti, di origine pubblica. Mi dispiace che l’imprecisione e forse anche l’ingenuità del cronista abbia fatto ritenere a Paolo Ferrari che io abbia parlato di compenso, semmai appunto di enormi costi di transfer, di accoglienza e di ospitalità, che rendono la rincorsa alla movie star Usa sul red carpet qualcosa che un festival, di questi tempi, è costretto a considerare con grande attenzione. Oltretutto in un momento in cui il cinema mondiale, persino Hollywood stessa, sembra cambiare strada rispetto a certi meccanismi dello star system”.

Vorrei inoltre aggiungere che “per quanto riguarda il festival di Roma non ho mai, neanche per scherzo, usato la parola “flop”. Non ho fatto proprio accenno alla riuscita o meno di quel festival, nonostante sollecitato in questo senso dai cronisti evidentemente desiderosi di appiccare il fuoco di polemicucce che mi son venute a noia già prima d’esser cominciate, limitandomi ad illustrare il programma del festival di Torino che inaugureremo venerdì prossimo”.